Natale di paura per i cristiani in Iraq

BAGHDAD.Una bomba è esplosa ieri davanti ad una chiesa di Mossul, nel Nord dell'Iraq, dove i cristiani che ancora non sono fuggiti vivono ormai da anni nella paura e dove solo nell'ultimo mese sono stati messi a segno cinque sanguinosi attentati contro altrettante chiese. La bomba era nascosta in un carretto che trasportava farina e che era stato parcheggiato davanti alla chiesa siro-ortodossa di S. Thomas, nel quartiere di As-Saa. L'esplosione, devastante, ha causato la morte di due persone e il ferimento di altre cinque.
L'ultimo attentato dello stesso tipo a Mossul risale al 15 dicembre, quando due autobomba hanno colpito due chiese e una scuola cristiana, uccidendo un neonato e ferendo 32 civili. Si tratta di attacchi che rientrano in una strategia del terrore per la «pulizia etnico-religiosa», avviata dal 2004, che sta causando la diaspora di una delle più antiche comunità cristiane del Medio Oriente: oltre un milione negli anni '90, i fedeli delle varie chiese d'Iraq sono ridotti - secondo stime non ufficiali - a 350.000.
A Mossul, nell'autunno 2008, ben 13.000 famiglie sono fuggite all'estero o si sono rifugiate in località più sicure dell'Iraq, dove negli ultimi mesi si sono iniziati a erigere muri e recinti sorvegliati a protezione delle chiese e delle abitazioni dei cristiani. Negli anni del regime di Saddam Hussein, i cristiani in Iraq erano protetti e godevano di una relativa libertà, tanto che alcuni di loro arrivarono anche ad avere incarichi importanti, come il vice premier Tareq Aziz. Poi, dopo la guerra, sono iniziati gli attacchi indiscriminati, in particolare a Mossul. Il vescovo ausiliare di Baghdad, mons. Shlemon Warduni, ha affermato che nella capitale le celebrazioni si svolgeranno come di consueto, senza restrizioni, ma di certo i fedeli rimarranno all'erta.