Clima, si spera in Obama

ROMA. «Gli Stati Uniti sono pronti a contribuire con altri partner al fondo di 100 miliardi di dollari l'anno entro il 2020 a favore dei Paesi più poveri»: con questo annuncio, il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha portato una breve boccata di ossigeno ai negoziati sul clima di Copenaghen, in agonia da giorni, preparando la strada per l'arrivo, oggi, del presidente Obama.
Sul presidente Usa vengono riposte le ultime speranze per evitare il fallimento del vertice. E mentre Benedetto XVI auspicava «accordi utili e giusti per tutti», il G77, il gruppo che comprende 130 Paesi in via di sviluppo, tra cui la Cina, già replicava alla Clinton: «Un buon segnale ma non è ancora sufficiente».
Per il summit è arrivata quindi l'ora della verità. L'altra notte è stato convocato un extra summit tra i capi di Stato e di governo per superare i ritardi nei negoziati e arrivare a un compromesso. A chiederlo è stata l'Unione europea e anche il presidente francese Nicolas Sarkozy ha insistito per una riunione di emergenza perchè «se si continua cosi si va verso la catastrofe». Il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, ha detto di attendersi da Obama «qualcosa in più» anche sul taglio delle emissioni. Gli Usa si sono impegnati a ridurre le emissioni di CO2 del 17% entro il 2020 rispetto al 2005. Ma rispetto al 1990 preso a riferimento dalla Ue per il suo target del meno 20%, corrisponde solo al meno 4%.
Intanto il pessimismo incombe. La Cina ha fatto sapere di non vedere alcuna possibilità di un accordo operativo e ieri il vice ministro degli Esteri cinese, He Yafei, ha sostenuto che i negoziati «rischiano di fallire» senza un compromesso tra i Paesi. Anche il premier indiano, Manmohan Singh, ha ripetuto che «l'India non accetterà alcun accordo sul clima che rallenti i suoi sforzi per alleviare la povertà di milioni di persone».
Il rush finale si gioca in gran parte tra Cina e Usa. E senza impegni di Usa e Cina, «per l'Europa passare dal 20% al 30% non avrebbe effetti sul negoziato» ha spiegato il ministro italiano Stefania Prestigiacomo. (m.v.)