«Legittimo controllare Di Troia»


VIGEVANO.Il controllo era legittimo, ma poteva essere più discreto. E' la risposta dei carabinieri alla richiesta di spiegazioni di Pietro Di Troia, il comandante della polizia locale, a cui domenica due militari hanno chiesto i documenti nonostante due vigili urbani in divisa lo avessero appena riconosciuto. La spiegazione arriva dal colonnello Maurizio Bellitto, comandante provinciale dell'Arma. «Ho chiesto un incontro al sindaco, perché lo ritenevo doveroso - ha spiegato ieri Bellitto - . Io non credo che un solo episodio, per quanto spiacevole, possa mettere in discussione la stima reciproca tra i due enti. Sarebbe ingiusto nel confronto di chi lavora da sempre in sinergia per la gente».
Quel che il colonnello considera un «episodio spiacevole», per Di Troia è stata una mancanza di rispetto: «Tutti possono essere controllati per strada, me compreso - ha aggiunto Bellitto - . Sicuramente, visti i tempi e le circostanze, il controllo avrebbe potuto essere più discreto, ma altrettanto efficace». Come dire che i militari avrebbero potuto verificare l'identità di Di Troia anche senza chiedergli i documenti in quel modo, cioè di fronte a tutti in piazza Ducale.
«Dall'analisi delle attività di controllo e prevenzione dei due corpi si è concordato che non ci sono elementi che possano scatenare invidie - ha spiegato il sindaco anticipando un comunicato che oggi verrà spedito ai giornali - . Abbiamo confermato la collaborazione e ribadito la volontà di operare per la sicurezza dei cittadini».
L'incontro è anche una risposta alle proteste dei sindacati dei vigili urbani. Dopo la Uil-Fpl, ieri è intervenuta anche la segreteria regionale del Sulmp. «Dall'appuntato che ha chiesto i documenti al comandante della polizia locale - si legge in una lettera inviata a la Provincia pavese - adesso ci aspettiamo che identifichi il sindaco in consiglio comunale o il vescovo durante la predica. Piuttosto che assistere a queste 'prodezze", i vigevanesi preferirebbero che i militari pattugliassero le zone più a rischio, dove c'è bisogno di identificare i malintenzionati. Certi comportamenti sopra le righe non nobilitano chi li mette in atto e causano sconcerto tra i cittadini».

Claudio Malvicini