«Gli ultimi istanti di Stefano»


di Carlo Gobbi
VOGHERA.Amava la natura, la musica. Lavorava con impegno, tra la stima dei colleghi e dei titolari, alla «Ro.de.co» di Voghera specializzata in interventi stradali e in operazioni catastali. Stefano Vimercati, 25 anni, era un giovane solare la cui vita si è spenta durante una passeggiata in montagna, cadendo da 30 metri sulle rocce svizzere del Gran San Bernardo nei dintorni di Sion. Oggi alle 10,15 l'ultimo saluto nella chiesa parrocchiale di San Rocco in via Emilia. Ad accompagnare il feretro il padre ex ferroviere e la madre, impiegata in uno studio professionale. I ricordi dei suoi ultimi istanti di vita sono legati al racconto della fidanzata Flora Contotto che abita a Tassarolo.
Il racconto di Flora.Per lei il mondo si è fermato alle 13.30 di lunedi, tra i monti della Svizzera.
Flora Contotto, da quattro anni fidanzata del vogherese Stefano Vimercati, non riesce a darsi una spiegazione per la morte del suo compagno, che il 31 agosto avrebbe compiuto 25 anni. Solare, appassionato alla musica dei «Kiss» e alla fotografia naturalistica. Lo ricordano tutti come un inguaribile ottimista. Negli occhi di Flora, segnati dal pianto, scorrono incessanti gli ultimi momenti accanto a Stefano. Ieri nell'abitazione di Tassarolo, in provincia di Alessandria, circondata dal calore della famiglia, è tornata con la mente a quei minuti che non dimenticherà. «Ci eravamo lasciati da poco, all'altezza della statua di San Bernardo. Avevo paura a salire lungo il sentierino che aveva imboccato, temevo le vertigini. Gli avevo detto, però, di stare attento». Una raccomandazione di quelle che spesse volte si fanno anche a chi non ne ha bisogno. «Se io avevo paura dell'alta quota - chiarisce Flora - lui non era certo un incosciente. Si è spinto più avanti, da solo, perché l'aveva fatto altre volte per portarsi a casa qualche foto da ricordare». Venti minuti prima della tragedia Stefano e Flora si sono parlati via cellulare. «L'ho chiamato io - racconta la ragazza - perché il tempo era incerto. Gli ho chiesto di tornare, di stare attento».
Dopo pochi istanti, quando si aspettava di vedere Stefano sbucare dal sentierino, la giovane è stata trafitta da un fulmine: «Un gruppo di turisti veneti - racconta - l'ha visto esanime 30 metri sotto al sentiero. Era precipitato nella pietraia. Ogni tentativo di soccorrerlo è risultato inutile». Ora Flora vorrebbe solo riportare indietro le lancette dell'orologio, fermare Stefano sotto la statua con lei. Ma tornare indietro, purtroppo, non si può, la vacanza è finita in tragedia. «Stefano era unico - si commuove Flora -, la sua voglia di vivere, di scherzare e di far star bene gli altri non moriranno mai». (ha collaborato Emanuele Bottiroli)