Mafia ed ex brigatista progettavano due sequestri

ROMA.Rapire prima di Pasqua il facoltoso banchiere Giovanni Cartia, il presidente della Banca Agricola Popolare di Ragusa. Era già definito nei dettagli ed era pronto a scattare il piano del gruppo criminale sgominato all'alba di ieri dai magistrati di Caltanissetta e dai carabinieri della compagnia di Gela.
Gli otto arresti eseguiti fra Sicilia, Puglia e Lombardia, riguardano personaggi del nisseno collegati alla «stidda», l'organizzazione malavitosa, una sorta di quinta mafia, nata dai fuoriusciti di Cosanostra. Ma del nucleo, ben equipaggiato di armi ed esplosivi, guidato dal pregiudicato Vincenzo Pistritto faceva parte anche l'ex terrorista Calogero La Mantia, 59 anni, arrestato negli Anni Settanta come membro della colonna milanese delle Brigate Rosse e rientrato a Gela dopo avere scontato parte della pena. Anzi. È proprio a casa di La Mantia che gli investigatori hanno sequestrato una ricca documentazione relativa al rapimento che la banda aveva in progetto: pedinamenti dell'obiettivo, annotamenti di orari, rilievi fotografici, rapporti sui sopralluoghi e altro materiale scaricato da Internet. Pistritto e La Mantia avevano deciso per un'irruzione in pieno giorno in casa di Cartia: un sequestro lampo che doveva concludersi con la liberazione dell'ostaggio nelle campagne di Comiso, nel ragusano.
Il denaro incassato dal sequestro del banchiere - ma in cantiere c'era anche quello dell'imprenditore siciliano Vincenzo Cavallaro - doveva essere investito nella costituzione di una nuova impresa edile destinata a macinare appalti pubblici al Nord. Il particolare è emerso da numerose intercettazioni ambientali in cui si fa riferimento anche al riciclagggio dei proventi di rapine a gioiellerie e a furgoni porta valori. (n.a)