Israele, fallisce la trattativa per Shalit

ROMA.Sono fallite le indirette trattative tra Israele e Hamas che con la mediazione dell'Egitto avrebbero dovuto liberare il caporale israeliano Gilad Shalit, ostaggio di Hamas dal 2006. «Israele non accetterà il diktat espresso da Hamas» per liberare Shalit e per stabilire il numero dei prigionieri palestinesi che in cambio Israele deve rilasciare, ha detto il premier Ehud Olmert dopo aver sentito la relazione dei suoi due negoziatori tornati dal Cairo.
Olmert ha anche deciso di non allargare le maglie dei valichi tra Israele e la Striscia di Gaza, da dove passano gli aiuti internazionali alla popolazione palestinese di Gaza. Ma ha anche deciso di preparare un pacchetto di misure legali per indurire le condizioni di vita dei militanti di Hamas imprigionati nelle carceri israeliane: condizioni simili, hanno fatto sapere fonti israeliane, a quelle riservate da Hamas a Gilad Shalit.
Le divergenze tra Israele e Hamas riguardo alla liberazione di Shalit riguardano innanzitutto il numero dei prigionieri palestinesi che Israele avrebbe dovuto scarcerare per avere indietro il suo militare: Israele, a quanto pare, era disposto di mettere in libertà 320 dei 450 militanti Hamas in mano degli israeliani, mentre Hamas pretendeva la scarcerazione di un numero assai più elevato, non solo dei suoi militanti ma anche di molti altri prigionieri palestinesi. Le fonti governative a Gerusalemme hanno fatto capire che Israele non consentirà mai la liberazione dei palestinesi coinvolti nei gravi attentati terroristici in cui sono stati uccisi i cittadini israeliani.
Il nulla di fatto riguardo a Shalit e l'ulteriore chiusura del governo israeliano nei confronti di Hamas incoraggia intanto Benyamin Netanyahu, il leader del Likud, di proseguire nella formazione di una coalizione di governo insieme a Avigdor Lieberman, capo del partito Israel Beitenu e candidato a guidare la diplomazia israeliana: un governo di destra e ostile al processo di pace. Lieberman, di origine russa, ha detto ieri che ha in mente un"dialogo strategico" con la Russia non appena sarà formato il nuovo governo, forse per bilanciare eventuali divergenze con l'amministrazione di Barak Obama. (b.z.)