Rubavano macchinari e li rivendevano all'estero

CHIGNOLO PO. Le loro specialità erano il furto e il reciclaggio di macchine operatrici, veicoli industriali e attrezzature di cantiere. Mezzi che venivano rubati, nascosti in alcuni garage compiacenti e inviati nei paesi dell'est Europa, in particolare in Albania. Il traffico è stato scoperto dagli agenti della polizia stradale di Pavia e di Trieste e ha portato in carcere quattro pavesi tra cui tre imprenditori. Altre 34 persone sono state indagate dagli agenti della polstrada che hanno eseguito numerose perquisizioni, la maggior parte in provincia di Pavia. Sequestrati scanner, apparecchiature ricetrasmittenti e cellulari.
Il capo dell'organizzazione era, secondo gli investigatori della polstrada, Fabio Luca Loda, un autodemolitore di 45 anni di Monticelli Pavese. L'uomo è stato arrestato. Ai domiciliari sono invece finiti Gabriele Chiselef, una romena di 36 anni che è la moglie di Fabio Loda, Francesco D'Alessandro, un imprenditore di Chignolo Po di 63 anni e Carlo Vitari, un imprenditore agricolo di Giussago di 61 anni. Altri due arresti sono stati eseguiti in Sardegna.
L'operazione è stata denominata Vlore, dal nome della città albanese da dove provengono gran parte degli indagati. E' iniziata nel mese di giugno dello scorso anno quando tre romeni erano stati bloccati a Trieste mentre tentavano di entrare in Slovenia con due macchine operatrici, una Jcb e un caterpillar che erano state rubate in provincia di Pavia. I mezzi erano accompagnati dalla documentazione rilasciata da Fabio Loda. Gli uomini della polstrada di Trieste hanno subito avvisato i colleghi di Pavia.
Fabio Loda, autodemolitore di Monticelli Pavese, è stato tenuto sotto controllo con discrezione. Gli uomini del vice-questore Simonetta Lo Brutto lo hanno pedinato per diversi giorni. E cosi gli investigatori hanno scoperto l'esistenza di una vera e propria gang formata da italiani, romeni e albanesi. Un'organizzazione che si occupava di furti, ricettazione e reciclaggio di veicoli industriali e macchinari da cantiere. Ma non solo. Sono state scoperte anche truffe, appropriazioni indebiti e simulazioni di reato. Le rotte del reciclaggio erano il valico di Trieste e i porti di Brindisi e di Bari.
Fabio Luca, secondo gli investigatori, aveva un ruolo molto importante. Utilizzava falsi documenti e false fatture intestate alla ditta di autodemolizioni di cui è stato titolare sino a qualche anno fa. I furti erano messi a segno in Lombardia e Piemonte da gruppi formati da almeno tre persone. Francesco D'Alessandro e Carlo Vitari, secondo l'accusa, mettevano a disposizione le loro proprietà (terreni e cascine) per nascondere i macchinari in attesa di essere trasportati all'estero.