Volontario rapito, aiuto dai ribelli islamici
ROMA.La caccia all'uomo è cominciata, ma fino a ieri, in tarda serata, non vi erano risultati di rilievo nella vicenda dei tre volontari della Croce Rossa rapiti due giorni fa nelle Filippine Sud. Fra loro c'è il 62enne italiano Eugenio Vagni che, con i due colleghi Andreas Notter e Mary-Jean Lacaba, si trovava sull'isola di Jolo per una visita umanitaria al carcere provinciale. Proprio da qui, afferma la polizia, potrebbe venire uno dei rapitori, probabilmente un'ex guardia carceraria della prigione.
È tutto quello che si sa per ora. Le autorità locali e l'esercito filippino, già presente con un massiccio contingente di truppe sull'isola, stanno intensificando le ricerche.
Nessuna certezza sull'identità del gruppo (per molti si tratta dei terroristi di Abu Sayyaf, avvezzi a tali imprese), data l'alta densità di bande criminali e gruppi di armati nella zona. Le truppe filippine sono collocate a Jolo, perché l'isola è uno dei luoghi chiave nello scontro in atto con i gruppi guerriglieri del Moro Islamic Liberation Front (Milf) che, dopo il collasso dei negoziati di pace, ha ripreso a combattere il governo di Manila.
Proprio grazie ai guerriglieri del Milf - che nelle loro rivendicazioni tengono a distinguersi dalle bande terroriste - si è aperto ieri uno spiraglio per la sorte dei tre: i leader del gruppo hanno infatti condannato il sequestro e hanno mobilitato i miliziani per la ricerca, in un territorio impervio, ma che conoscono perfettamente.
A Montevarchi (Arezzo), intanto, la famiglia di Vagni, è chiusa nel dolore e si aggrappa alle speranze di quanti dicono che nel 90% dei casi tali sequestri sono a scopo di estorsione e si concludono felicemente. (p.aff.)