Patto nucleare tra Università e Valvitalia

bRIVANAZZANO./bb Un polo industriale che produce tecnologia per il nascente comparto nucleare italiano, un polo universitario che forma i cervelli destinati a far sviluppare un settore abbandonato da più di vent'anni. E' il progetto a cui stanno lavorando il gruppo Valvitalia e l'Università degli studi di Pavia. Progetto che avrà ovviamente dei costi: finanziamenti che arriveranno all'università pubblica da un gruppo industriale privato. «E' un progetto - commenta il rettore dell'ateneo pavese Angiolino Stella - che potenzia i rapporti dell'Università con il territorio e le aziende».BR /b La collaborazione tra Valvitalia e Università di Pavia è in qualche modo il passaggio successivo rispetto all'investimento sul nucleare che il gruppo industriale che fa riferimento a Salvatore Ruggeri ha fatto nel corso dell'ultimo anno. Investimento pesante: in tutto 12 milioni di euro per raddoppiare lo stabilimento di Rivanazzano nel quale saranno sviluppate le tecnologie dedicate al nucleare. «E' un comparto sul quale il gruppo Valvitalia punta con decisione e sul quale, di conseguenza, sta investendo molto - conferma il patron Salvatore Ruggeri -. Per sviluppare un comparto energetico abbandonato da più di vent'anni, però, è necessario poter contare su 'cervelli" con competenze all'avanguardia. Per questo stiamo ragionando insieme all'Università di Pavia per dar vita ad una collaborazione sostanziosa sulla ricerca. Ricerca scientifica e tecnica, in particolare sul nucleare». Sembra un progetto costoso. «E' un'attività che evidentemente avrà dei costi che, però, per Valvitalia sarebbero un investimento». Semplificando: con una iniezione di fondi privati in qualche modo finalizzati, l'Università di Pavia potrebbe diventare uno dei poli nazionali per la ricerca nel campo del nucleare civile.BR «Avviando un progetto innovativo nel panorama nazionale - commenta il rettore dell'ateneo pavese Angiolino Stella - si potenzia la collaborazione dell'Università con le imprese del territorio. E lo si fa su temi di interesse comune, in particolare la scienza dei materiali e il nucleare».BR Ma perchè un gruppo industriale che lavora nel business dell'energia e che sostanzialmente è specializzato nella produzione di componenti per l'industria petrolifera decide di buttarsi nell'avventura del nucleare?BR «Nel medio periodo, e quindi nel giro di pochi anni soltanto, il nucleare potrebbe rivelarsi la chiave per diminuire la dipendenza energetica dell'Italia dalle risorse provenienti dall'estero», aveva detto solo poche settimane fa Salvatore Ruggeri. E lo aveva detto proprio di fronte al ministro delle attività produttive Claudio Scajola. «E' una scommessa vincente - aveva aggiunto il ministro a cui il governo Berlusconi ha affidato la promozione del nucleare made in Italy -. L'Italia è già tornata ad investire sul nucleare: l'obiettivo è posare la prima pietra di un impianto entro la fine della legislatura».BR