«E' dura a 600 euro al mese»
b PAVIA. /bbSe un lavoro sicuro non basta a vivere. Si parla tanto di precariato, ma anche chi conserva il posto e vede cambiare solo il principale fa fatica a vivere se il suo stipendio si aggira sui 600 euro al mese. E' il caso dei bidelli che lavorano per le cooperative che hanno vinto appalti pubblici, ma già i colleghi assunti dai Comuni guadagnano di più, perché hanno un contratto migliore e lavorano un'ora e un quarto di più al giorno. «Chi è socio di cooperativa deve fare lo stesso lavoro dei dipendenti comunali, ma in meno tempo», spiega una bidella.BR /b «La conseguenza - dice la bidella - è che il mio è un sussidio più che uno stipendio perché prendo 5 euro l'ora e lavoro sei ore al giorno. In pratica 600 euro al mese. E nemmeno tutti i mesi perché luglio e agosto non si lavora e a settembre abbiamo cominciato l'11 per cui abbiamo perso i primi dieci giorni. Quel che è peggio è che si sente già dire che la cooperativa vuole ridurci le ore, se fosse vero non so come faremmo».BR Questa donna chiede di conservare l'anonimato perché ha paura delle possibili ritorsioni per l'intervista ed è anche questo particolare aiuta a capire in che condizioni vivono certi lavoratori.BR «Io ho ormai 50 anni e da una decina lavoro per le cooperative - spiega la donna - . Ne ho cambiate diverse e quasi sempre ho avuto dei problemi. Una cooperativa non ha pagato i bollini a me e ad altre donne, tanto che abbiamo dovuto fare una vertenza per prendere quei soldi. Alla fine ce li hanno dati, ma la cooperativa in questione continua a lavorare e non credo sia giusto. Un'altra cooperativa pagava in ritardo, ma ha potuto farlo anche perché i soci non sono mai uniti e cosi facendo permettono ai dirigenti di fare sempre il buono e il cattivo tempo. Lo dimostra il fatto che quando ci sono i dividendi per i lavoratori non c'è mai un euro, in compenso la cooperativa con quei soldi compra le auto per i dirigenti o si costruisce una nuova sede».BR In queste condizioni cercarsi un secondo lavoro è necessario. «Io per anni l'ho fatto un secondo lavoro - spiega la donna - ma ora gli orari del primo mi ostacolano e la salute non è più la stessa per cui non ce la faccio».BR D'altra parte i politici si difendono dicendo che gli appalti che assegnano i servizi alle cooperative applicano le leggi. «I politici però - replica la donna - non pensano che con questi lavori avremo vite e pensioni da fame. Lo ripeto, 600 euro per 30 ore a settimana è un sussidio, non uno stipendio». (cla.mal)BR