Annegati 150 clandestini, erano diretti in Italia
ROMA. I primi cadaveri li hanno scoperti il 7 giugno scorso al largo delle coste libiche, quando le motovedette di Tripoli hanno avvistato i corpi galleggiare in mare e, in mezzo, anche due superstiti, un egiziano e un cittadino del Bangladesh, unici due scampati al naufragio. Da quel giorno fino a oggi il mare ha continuato a restituire corpi senza vita, le ultime vittime dell'ennesimo viaggio della speranza verso l'Italia finito male e scoperto solo ieri dopo l'annuncio dato al Cairo dalle autorità egiziane.
Secondo Tripoli, che il 13 giugno ha avvertito il governo del Cairo ritenendo che una parte dei corpi recuperati appartenessero a cittadini egiziani, il bilancio di questa ennesima tragedia dell'immigrazione potrebbe essere altissimo: finora i cadaveri recuperati sono 40, ma le persone disperse non sarebbero meno di cento. E forse proprio a questo gruppo di immigrati potrebbero appartenere anche i 13 corpi ripescati il 6 giugno scorso nel Canale di Sicilia dal pattugliatore Sirio della nostra Marina militare. Il barcone, ma non è escluso che possano essere stati più di uno, era salpato dal porto libico di al Zuwarah, vicino al confine con la Tunisia, punto di partenza classico delle carrette del mare che dalla Libia si dirigono verso l'Italia. E questo nonostante le promesse più volte fatte da Muhammar Gheddafi di voler contribuire, con i propri mezzi, a fermare il flusso di disperati.
Stando alle prime ricostruzioni fornite ieri dal ministro degli Esteri egiziano, il naufragio potrebbe risalire ad almeno dieci giorni fa. Una data che verrebbe confermata proprio dai corpi recuperati, per l'appunto il giugno scorso, dall'unità di marina italiana. In quell'occasione il pattugliatore Sirio intervenne in acquate territoriali libiche, 140 miglia a Sud di Lampedusa, dopo aver ricevuto la richiesta di aiuto da parte di un peschereccio di Mazara del Vallo, l'Ariete, che proprio la sera prima aveva tratto in salvo 27 naufraghi. Il racconto dei sopravvissuti ha permesso di ricostruire il drammatico viaggio degli immigrati, la maggior parte dei quali nordafricani. «Eravamo in più di cento distribuiti in quattro barche», hanno raccontato i superstiti. Delle quattro imbarcazioni, due riuscirono ad approdare a Porto Palo di Capopassero, mentre la carretta gemella di quella affondata è stata data per dispersa. Ed è probabile che proprio a quest'ultimo gruppo di immigrati si riferiscano le autorità libiche quando parlano di dispersi.
Dei due immigrati salvati dalle autorità libiche, il cittadino egiziano ha raccontato che a bordo del barcone ci sarebbero state almeno 150 persone, una cinquantina delle quali egiziane originarie delle città di Zagaziz, sul Delta del Nilo. L'uomo, Wael Nagui Abdel Mutagali, ha inoltre raccontato alle autorità egiziane che ogni immigrato ha pagato per il passaggio 2000 dollari a uno scafista egiziano che vive in Libia.
Intanto sono stati tratti in salvo i 26 immigrati che si erano aggrappati a una gabbia per tonni a circa 75 miglia a sud di Malta, quasi al confine con le acque libiche. Il gruppo è stato issato a bordo da una motovedetta maltese, che ha raggiunto la zona dopo l'allarme lanciato dal motopesca italiano «Alto mare» che stava trainando la gabbia.
Ma non c'è tragedia che possa fermare gli sbarchi. Anche ieri, nonostante il maltempo, due gommoni con a bordo 90 clandestini sono stati soccorsi al largo di Lampedusa da una motovedetta. A lanciare l'allarme, questa volta, è stato un immigrato con un cellulare. In due giorni sono quasi 500 che hanno raggiunto le coste dell'isola siciliana. Tra questi un centinaio sono donne, due delle quali incinte.