La poesia "invade" Binasco
b BINASCO./b Era il 1974, e per una settimana Binasco si era riempita di grandi parallelepipedi di polistirolo, sulle cui facce erano riportati i versi di poeti d'avanguardia per celebrare una 'Settimana della Poesia". Un'iniziativa spiazzante ma di successo, che da domani viene riproposta negli spazi attorno al Castello, a più di trent'anni da quella prima esperienza. A volerla, soprattutto per celebrare il ricordo di Peppino Scappucci, il 'poeta" binaschino vincitore del premio Poesia Amalfi Quasimodo nel 1968 e scomparso a causa di un incidente stradale nel 1982, sono in parte gli stessi protagonisti di allora (molti dei quali confluiti nel gruppo teatrale Gli Zeri del Totale), ma anche alcuni giovani aspiranti poeti che, per motivi generazionali, hanno conosciuto Scapucci soltanto sui libri. Da domani alle 15, attorno al Castello, partirà dunque 'Pagine stese", un'installazione artistico-letteraria, mentre alle 16 al Centro Civico verrà inaugurata la mostra dedicata a Scapucci, con fotografie e una serie di videointerviste che racconteranno del poeta e del suo rapporto con Binasco grazie alle testimonianze di amici, conoscenti, critici. Giovedi 5 giugno, alle 21,15, nella sala consiliare del Castello gli Zerideltotale presentetanno una riduzione di una delle opere teatrali di Scapucci, 'Una malattia chiamata uomo", tratta da La Metamorfosi di Kafka, mentre venerdi, sempre alle 21.15, sarà la volta di 'Ossia", un musical 'colto ma anche da cogliere", come recita il sottotitolo, con poesie e testi di Giancarlo Majorino.BR Sabato 7 giugno, nella piazza d'armi all'interno del Castello Visconteo ad essere protagonista sarà invece la poesia giovane, con un reading delle opere di giovani autori locali (Raymundo Treves, Lorenzo Longhi, Chiara Redaelli, Stefano Arangio, Emanuele Spina, Fabio Clerici, Giordano Busca). Un insieme di iniziative pensate per cercare di creare un ponte fra Peppino Scappucci, poeta ma anche prolifico autore di racconti, romanzi, sceneggiature, testi teatrali, spesso critico pungente e preveggente delle derive della nostra società, ora dimenticato ma all'epoca al centro della produzione poetica italiana, come dimostrano i suoi rapporti epistolari con autori come Giuseppe Pontiggia e critici del calibro di Carlo Bo, e le giovanissime generazioni, che spesso ignorano storie e personaggi della realtà in cui vivono allo stesso modo della storia che dovrebbero studiare sui libri.BR