«Conoscenza e coscienza dei rischi che si corrono»
bMOLFETTA. /bb«Fallo per te»: questa la parola d'ordine del professor Vincenzo Majer, docente di Psicologia delle Organizzazioni dell'Università di Firenze, che da anni si occupa di psicologia del lavoro. Proprio in questi mesi il professor Majer si trova in Puglia per un progetto commissionato dall'Azienda sanitaria locale di Lecce per migliorare il rapporti di lavoro e le dinamiche psico-sociali dei dipendenti.BR /b E da Molfetta, il professore lancia un appello al governo che si appresta a varare il nuovo decreto in materia di sicurezza sul lavoro.BR b-Professor Majer, si parla di cultura della sicurezza ma intanto i lavoratori continuano a morire. Solo la legge può essere davvero l'unica garanzia di tutela?/bBR «La cultura della sicurezza nasce come catena di azioni individuali e collettive, è il prodotto di un processo formativo che coinvolge azienda e dipendenti. La salvaguardia della vita non si attua solo con le leggi e con le sanzioni ma con una politica di responsabilità vera. Certo, le leggi servono, sono necessarie e la 626 è sicuramente migliorabile. Ma i problemi non si risolvono soltanto dando ammende, multe, condanne. Ciò che è indispensabile è una sensibilizzazione e una presa di coscienza dei rischi esistenti o possibili nei posti di lavoro. E questi sono problemi che devono riguardare tutte le parti in causa. Gli incidenti non si evitano solo se si usano le mascherine, i caschi di protezione o gli estintori».BR b-E cosa altro serve?/bBR «Serve una preparazione vera e preventiva. Con una presa d'atto dei rischi che si corrono sui posti di lavoro. E il coinvolgimento dei dipendenti deve essere totale in quanto ne va della loro stessa vita. Insomma, i controlli sulla sicurezza sono scontati ma non creano una vera e propria conoscenza e coscienza dei rischi. Per esempio agli automobilisti si è detto di usare le cinture e il fatto di usarle non deve scattare solo per non perdere punti o ossere multati, c'è una ragione ben più valida: quella di salvaguardare la propria vita e quella degli altri. La stessa logica di prevenzione deve essere adottata nelle aziende chimiche, nelle industrie, nelle ditte artigiane e nei cantieri edili. Perché solo con la formazione e la comprenzione e valutazione dei rischi si può arrivare a evitare gli incidenti sul lavoro».BR b-Quindi servono dei corsi specifici?/bBR «Si, servono corsi di formazione, master di alto livello che sfornino esperti, ma è necessario soprattutto un dialogo, un ascolto, un'attenzione che dai vertici arrivi sino agli operai. Lavorare in un ambiente sicuro migliora i rapporti umani, si eliminano gli stress e si salvaguarda lo stesso ambiente interno ed esterno. E' una logica assai semplice da capire ma ancora oggi non è adottata se non in rarissimi casi. A esempio nella Raffineria di Livorno da anni si seguono queste logiche e i risultati si vedono, lo posso dire perchè io stesso me ne sono occupato. Le informazioni e le garanzie di sicurezza rientrano non solo in una gestione del lavoro in senso totale ma vengono assimilate, comprese, adottate in una dimensione psicologica importantissima».BR bRoberta Rizzo /b