Come nelle antiche solfatare

BR BR b ROMA. /bUna tragica fatalità, un'intossicazione da zolfo che ha pochissimi precedenti registrati negli ultimi decenni, tanto che la casistica degli esperti, più che sugli incidenti sul lavoro verificatisi in età industriale, si fonda ancora sulle vecchie solfatare, quando le intossicazioni erano purtroppo la tragica norma.BR Il professor Giancarlo Umani Ronchi, ordinario di Medicina Legale all'Università La Sapienza di Roma, è stupito nell'apprendere le modalità della tragedia accaduta ieri pomeriggio a Molfetta, che ha portato alla morte di quattro persone asfissiate da esalazioni di zolfo in un'autocisterna.BR «Sinceramente - confessa - in tanti anni è la prima volta che sento un episodio del genere, sono casi rarissimi». Rari, ma fatali: «Quando si formano vapori di zolfo - spiega l'esperto - di anidride solforosa o idrogeno solforato, il sangue non si ossigena più, viene bloccata l'emoglobina, e si muore per asfissia. Non respiratoria, ma sanguigna». E la morte è rapida: «Non c'è molto tempo, - spiega il professor Umani Ronchi - quasi subito interviene la perdita di conoscenza, che probabilmente è quello che è capitato agli operai scesi nella cisterna per tentare di soccorrere la prima vittima, e si muore. C'è poco da fare, - conclude quindi l'esperto - ci vorrebbe (ma solo se sono passati pochi istanti di esposizione) una immediata rianimazione e un soccorso con ossigeno, ma anche in questo caso le speranze sono pochissime, lo zolfo è un elemento che una volta respirato non perdona».BR