L'impegno per il «no» ha avuto un premio

E' passato un anno dal mio primo sbigottimento per le informazioni mai avute su un progetto che avrebbe alzato un ponte di 20 metri in prossimità della mia nuova abitazione. Le settimane successive sono state una frenetica corsa a capire cosa stesse accadendo, ed in questa corsa ho incontrato persone splendide, preparate, impegnate, la cui voce ha sempre dovuto stare in sordina. Man mano che i mesi si dipanavano non ho più pensato alla mia casa come al «mio orticello» come qualcuno ha detto, ma mi sono accorta di quanto il mio territorio sia fragile per la sua posizione geografica di depressione, di venti, di escursioni termiche che lo rendono uno dei più inquinati d'Europa. Mi sono contemoporaneamente riappropriata dei suoi meravigliosi boschi, della sua agricoltura, della fauna che pensavo non esistesse più tanto ero presa dalla frenesia di correre a lavorare e poi di accudire alla famiglia.
Ho passato tutto il tempo libero, insieme a tanta gente, a partecipare, quando ci era permesso, ai consigli comunali, ad ascoltare studiosi del nostro territorio, a controllare quanti giorni purtroppo i nostri paesi superino i valori limite di polveri sottili e di Pm 10, a contare quanti capannono di logistica costruti da anni e mai usati costellino come scheletri la nostra pianura, a capire che ci sono soluzioni immediate per snellire il traffico delle nostre zone, ad intuire che 40.000 veicoli in più al giorno e lo sbancamento di tanti, troppi metri cubi di terra porterebbero a malattie incurabili ed alla definitiva perdita di ricchezze che rappresentano il nostro progresso, le nostre radici.
Ringrazio questo progetto (l'autostrada Broni-Mortara, ndr) perchè mi ha dato la possibilità di vivere e non sopravvivere, di avere voglia di studiare, capire, di aver potuto conoscere persone impegnate a ricordare agli altri come si debba avere umiltà ed autocritica per decidere del territorio che ha solo le nostre voci per parlare.
Lo ringrazio perchè mi ha permesso di capire gli errori fatti nella costruzione della nostra rete stradale e di sapere che ci sono progetti sicuramente non devastanti per permetterci di «respirare». Ed in ultimo lo ringrazio perchè ora so cosa voglio per i miei figli e cosa non voglio e sicuramente esso rientra tra le cose che non voglio.
Marisa MoriniSan Martino Siccomario

Poste, la riforma
è un passo necessario

Gentile direttore
in risposta alla lettera del collega di Montebello pubblicata dal suo quotidiano vorrei dire la mia.
Senza voler salire in cattedra, mi permetto di ricordargli che l'Azienda per cui lavoriamo (le Poste, ndr) sta per completare la transizione che la porterà ad essere un'azienda privata e quotata in borsa.
Questo significa, che sarà assoggettata a tutte quelle regole di mercato che tradotte in parole povere vogliono dire: se l'Azienda va almeno in pareggio di bilancio si va avanti altrimenti no.
Prima svolgevamo un servizio definito universale, eravamo in regime di monopolio, ora siamo un'Azienda privata che offre un servizio ed in quanto tale, dobbiamo misurarci con la concorrenza, che nei nostri confronti non sempre si comporta in modo leale.
La «nostra» Azienda ha compiuto, e sta compiendo miracoli.
Ammetterà l'amico, che collegare in rete informatica 14.000 uffici e farlo in un tempo breve come è stato fatto non è un'impresa da poco, che passare da semplici raccoglitori di risparmi ad offrire consulenze e servizi finanziari di ogni genere è senza dubbio un fatto stupefacente.
A tutto questo aggiungo che l'Azienda non ci ha sostituiti con personale esterno preparato, ma ha investito su di noi alfabetizzandoci, sia dal punto di vista informatico che finanziario e commerciale.
Da poco, siamo inoltre diventati gestore telefonico.
Si chiederà il collega cosa centra tutto questo con il recapito della corrispondenza, e anche su ciò gli rispondo: per pagarci gli stipendi.
Si, caro collega, con i proventi ricavati dal solo recapito non potremmo pagarci gli stipendi.
Come suggeriva lui, per servire con il recapito la vecchietta che abita sola e vede nella figura del portalettere un supporto, oppure la famiglia che vive nella frazione situata in un luogo disagiato, servizi economicamente dannosi, ma da un punto di vista etico e morale importanti, dobbiamo rendere meglio organizzato, più efficiente e vantaggioso dal punto di vista economico l'insieme del servizio che svolgiamo.
Le ditte private questi problemi non se li pongono, se un servizio non gli rende non lo fanno, chiudono agenzie, mettono in cassa integrazione oppure licenziano.
L'Azienda ha previsto la riforma del servizio di recapito, come tutte le riforme all'inizio provocherà disagi, avrà bisogno di correzioni e di aggiustamenti, ma la ritengo indispensabile perché solo cosi potremo garantire quei servizi che citavo prima, ed inoltre è mia opinione che il recapito debba rendersi economicamente indipendente dagli altri servizi.
Vorrei ricordargli inoltre per quel che riguarda le assunzioni, che esistono regole, accordi sindacali, graduatorie, leggi ed altri mille cavilli che spesso impediscono di rinnovare, prolungare o di rendere definitiva un'assunzione di un dipendente occasionale meritevole, nonostante l'Azienda lo desideri.
Sono sicuro che la vigilanza di persone come lui, ed a quella di un forte sindacato come abbiamo, ci permetterà di portare a termine questa riforma in maniera adeguata.
Ora spedisco anch'io la letterina a Babbo Natale e vorrei chiedergli che aiutasse tutti noi ad essere migliori,obbiettivi ed informati.
R.M.Casteggio

Promessa mantenuta
strada sistemata a Zerbo

Egregio direttore, vorrei segnalarle un caso di buona politica. Abito a Zerbo, un piccolo paese pacatamente adagiato sulla riva del Po e lo scorso 8 novembre in occasione della cerimonia d'inaugurazione della campagna di restauro della nostra chiesa ho invitato a presenziare alla cerimonia gli amici Angelo Marioni, assessore provinciale al Bilancio e Abramo Marinoni consigliere provinciale. Durante la cerimonia l'assessore Marioni nel suo intervento prometteva un impegno al fine di fare asfaltare il tratto di strada provinciale che attraversa il nostro paese visto che aveva potuto toccare con la mano la precarietà della situazione. Promessa accolta con un minimo di scetticismo, invece con nostro stupore il giorno 17 siamo stati svegliati da un rumore di macchinari: stavano asfaltando la strada. Per questo voglio ringraziare pubblicamente l'assessore Marioni e il consigliere Marinoni, due amministratori che e hanno mantenuto una promessa dimostrando che la politica può essere al servizio del cittadino.
Carlo PiattiZerbo

Gli infortuni sul lavoro
sono ancora trascurati

Ma perchè tutte le volte che si parla di incidenti sul lavoro non si parte (come base e premessa) dalla mirabile analisi fatta negli anni '80 da Pietro Trimarchi sull'illecito e la responsabilità civile del datore di lavoro?
Perchè trattare come estemporanei gli incidenti sul lavoro, accontentandosi di un minuto di silenzio?
Ma perchè mai il costituente avrebbe messo come fondamento della nostra Repubblica «il lavoro», solo per un gusto retorico o politico? Il fatto che ci troviamo in mezzo ai pericoli quotidianamente non è datato da oggi ma dall'inizio della Rivoluzione industriale!
Perchè, dunque questa normativa viene disattesa? Oltre agli incidenti mortali e non, che quotidianamente avvengono in Italia, vanno conteggiati (purtroppo) altri incidenti non dichiarati che riguardano i lavoratori in nero.
Il lavoratore mette in primo luogo a repentaglio la sua vita lavorando, quindi non è lecito scherzare in questo campo. Tutta la nostra vita civile dominata dalle macchine meccaniche, elettriche, elettroniche, nucleari è gravida di pericoli, lo consideriamo questo o non lo consideriamo? Accontentarsi di una Messa, di un minuto di silenzio, non è adeguato alla pericolosità massima in cui viviamo quotidianamente.
Siro ZangrandiPieve Porto Morone

Un cantiere «volante»
pericoloso per i passanti

Scrivo per rendere pubblico un episodio che mi ha fatto riflettere sul rapporto tra cittadino e gli agenti di Polizia. La vista di un agente dovrebbe forse procurare nel cittadino l'idea di sicurezza, della presenza delle istituzioni, mentre sempre di più l'agente trasmette un sentimento di fastidio, la sua presenza è di qualcuno che vuole e può scoprirci in fallo, cosa che rientra nelle sue funzioni, ma abusando a volte dell'autorità.
Martedi 18 dicembre alle ore 8.50 avvicinandomi alla mia vettura parcheggiata in via Rusconi, a Pavia, trovo due agenti della Polizia Locale di Pavia, chiamati da un 'impresa che doveva montare una gru nell'area destinata a parcheggio dove avevo parcheggiato senza accorgermi dei cartelli provvisori che impedivano la sosta. Dopo la verifica dei miei documenti mi viene giustamente ravvisata una contravvenzione.
Mentre sposto la vettura nell'area ormai libera viene predisposto il montaggio della gru.
A questo punto vedo che gli agenti, scrupolosissimi a compilare la mia contravvenzione, non si accorgono che nell'area stanno sollevando una trave reticolare lunga circa 20 metri, senza alcun cartello o segnale che delimiti l'area di lavoro, senza che gli operai o il direttore dei lavori (che con tanta celerità si è rivolto agli agenti) indossassero i dispositivi di protezione (credo che ne parli l'art. 21 del Codice della strada oltre che le altre leggi in materia di sicurezza).
A quell'ora nella zona passano numerosi bambini accompagnati da genitori che si recano nella scuola vicina, oltre a una forte affluenza, pedonale e veicolare. Segnalo cosi questa irregolarità (visto che durante la mia formazione da ingegnere mi hanno fatto studiare come si realizza un cantiere su un'area pubblica) agli agenti, che mi dicono con sintesi di farmi gli affari miei e che già sono stato fortunato per il trattamento generoso ricevuto, e che comunque si tratta di un lavoro che si svolge in poco tempo. Gli agenti tralasciano cosi di intervenire e fanno terminare l'operazione senza intervenire.
Credo che la tutela della sicurezza del cittadino sia sopra ogni cosa e che forse gli agenti, cosi scrupolosi nel dare multe per piccole irregolarità, dovrebbero prendersi le loro responsabilità nei casi più gravi per i quali sono chiamati a tutelare il cittadino.
E' brutto questo progressivo allontanamento tra chi rappresenta lo stato e chi appartiene allo stato.
Carlo BerizziPavia