Senza Titolo
Attraversò la piazza d'Italia, entrò in Università, prese a camminare piano sotto il porticato. Non c'erano quel silenzio e quella quiete che aveva immaginato di trovare. Capannelli di studenti, agitazione, di tanto in tanto un grido o un richiamo, gente che andava e veniva.
Certo s'era saputo dell'arrivo dei bakuniniani. C'era nell'aria una specie di vibrazione, di quelle che facevano la gioia di Maiocchi. Alfredo andò a mettersi sotto la statua ad Alessandro Volta. Trasse di tasca la busta che gli aveva dato il commissario, l'apri. Lesse:
'Regio Distretto Militare di Pavia.
Informazione richiesta dalla Regia Questura: Oggetto: Comandante del VI battaglione, 5º Reggimento di Fanteria. Anno 1866.
Dal gennaio 1866 a novembre 1867, comandante signor capitano Bassi Egidio."
Restò immobile, il foglio tra le dita. Ah. Cosi, dunque. Egidio Bassi, divenuto poi colonnello di Stato Maggiore, radiato nel 1899, perché giocatore, confesso o riconosciuto tale poco importava. Uscito, anzi espulso dall'Esercito nel 1900. Pronto però a dichiararsi colonnello, e a mostrare una veccia tessera. A costo di fare brutta figura con un sottotenente qualsiasi.
Ah. Cosi. Bassi, con quel suo aspetto da inventore sfortunato. Con quell'aria sospettosa. Lo rivedeva bene, nello stanzone della caserma di San Francesco, che si nascondeva dietro il nulla, timoroso d'essere riconosciuto, come un debitore davanti a chi gli ha prestato denaro...Certo. Lo rivedeva bene anche quando, appena uscito dalla caserma, se ne andava come fuggendo, con quei due tipi, rivedeva benissimo la scena...
S'irrigidi. Stupefatto s'accorse di rivederla benissimo. Fino al punto di ricordarsi, ora, che uno dei due che aspettavano Bassi era magro come uno scheletro.
Sorseggiò il caffè, e vi aveva fatto versare una razione generosa di cognac. Era tranquillo, quel bar. Non c'era quasi nessuno.
Una. Due. Due volte, pensò; strano, gli sembrava fossero di più. Due volte aveva sentito parlare di un uomo magrissimo: la prima, quando Maiocchi gli aveva raccontato la storia del mungitore, quello che aveva visto tre uomini sulla strada che portava alla baracca del Bec, e uno era magrissimo.
L'altra volta, a parlargli di un uomo che sembrava uno scheletro, era stata la ragazza del casino: 'brutto" aveva detto 'magro da far paura, uno scheletro"...vigoroso, però, a quanto era sembrato a tutte. E il fatto è, Alfredo, che lo scheletro non era s'era limitato ad andare al casino, ma anche su quel sentiero tra prati e boschi che portava alla capanna del Bec. Di gente magra ce ne è tanta, in giro, ma immagina pure che sia lui. E va' avanti a sognare...
...e allora, il Bec vede arrivare gente: chi può andare da lui, cosi presto di mattino? Esce dal capanno, e chi ti trova? Il suo vecchio capitano, il capitano Bassi, quello che l'aveva salvato da Gaeta, facendogli ridurre la pena! Stupefazione. Signor capitano, signor capitano! Commozione. Magari il Bec che piangendo gli abbraccia le ginocchia e poi riempie qualche tazza di grappa, distillata da lui, puro veleno...
Bene. Ma poi, Bassi dice: si, t'ho salvato la vita, perché i baldi giovanotti che vanno a Gaeta, quando ne escono, o sono matti o sono vecchietti buoni solo a chiedere elemosina. Io t'ho salvato la vita, e ora ti chiedo un favore, me lo fai, vero, Bec? Tutto, per lei faccio tutto, signor capitano! Qualsiasi cosa. Bene. Allora, Bec, in questo sacco c'è una cosa che nessuno deve vedere, e che prima non c'è più, meglio è. Hai capito?
Il Bec forse aveva capito, forse no. Ma d'una cosa era certo: di non potersi tirare indietro. Forse aveva balbettato: signor capitano, ma...
Via, Bec! T'ho salvato la vita si o no? Non ti chiedo niente d'impossibile, solo un favore. Tu certo conosci bene un posto dove nessuno va mai, vero? Si? E allora, porta là questa roba, sei forte, ce la fai e guarda, toh, queste monete sono te, ah, attento, è oro puro, roba fine, sei ricco, Bec! Su, vai. Obbedisci agli ordini del tuo capitano, soldato, come una volta. Vai. Ti aspettiamo.
Il Bec va, non può non andare. Non immagina che quello è il suo ultimo giro nella Valle del Lupo.
(29, continua)
Tutte le puntate sono pubblicate sul sito www.laprovinciapavese.it
Elaborazione grafica Studio Galli Nidasio Il commissario Maiocchi chiede al detective Beolchini di rinunciare a partire e di rimanere ancora a Pavia due o tre giorni.