Afghanistan, kamikaze in azione: sei morti
KHOST.L'Afghanistan si dimostra ancora una volta un Paese a rischio per le forze occidentali, sottoposte a uno stillicidio di attentati e impegnate in furibondi combattimenti contro i talebani. Ieri un kamikaze si è fatto saltare in aria tra un gruppo di militari afghani di frontiera all'ingresso del loro comando nei pressi di Khost, cittadina nell'Afghanistan orientale al confine con il Pakistan. I morti sono almeno sei- cinque agenti e un civile - e numerosi i feriti.
E certo non contribuiscono alla popolarità dei militari NATO notizie come quella di ieri che attribuiscono ai marines statunitensi la responsabilità di una strage (12 civili, tra cui donne e bambini uccisi e 32 feriti) in risposta a un attentato compiuto il 4 marzo scorso in cui restò ferito un militare Usa.
E intanto si è appreso che c' è un video - anche se la tv pubblica canadese Cbc che ne è in possesso ha deciso di mostrarne solo immagini fisse - dei due volontari francesi rapiti dai taleban in Afghanistan il 3 aprile. Nel video i due, una donna e un uomo dell' organizzazione umanitaria Terre d' enfance, affermano di temere per la loro vita. E' la prima prova concreta che i due francesi, rapiti insieme ai loro tre accompagnatori afgani, sono in vita. Il ministero degli esteri francese non ha voluto commentato il video. Proprio ieri il capo dello stato Jacques Chirac aveva chiesto al presidente afghano, Hamid Karzai, in un colloquio telefonico, di «fare tutti gli sforzi» per ottenere la liberazione dei due volontari francesi. Proprio in conseguenza delle polemiche sulla liberazione degli ostaggi - ma quelli italiani - Emergency ha praticamente lasciato l'Afghanistan e ieri i collaboratori dell'Ong, a Dubai tre giorni dopo essere stati ritirati per questioni di sicurezza dall'Afghanistan, si sono salutati con strette di mano e promesse di rivedersi presto: dei 40 volontari internazionali radunati negli Emirati Arabi Uniti, circa 30 hanno lasciato ieri il Paese verso le nuove destinazioni assegnate, mentre un piccolo gruppo rimarrà fino a quando non verranno espletate le ultime procedure per i visti e i biglietti. Tra loro, oltre a Gino Strada, c'è anche un team che invece tornerà presto, seppur temporaneamente, in Afghanistan, per sistemare questioni di gestione lasciate in sospeso; anche se i loro nomi e i tempi non sono stati ancora definiti. «Ritorneremo in Afganistan non appena riceveremo segnali più chiari dal governo di Karzai» ha detto Gino Strada.