A Pavia il record dei docenti più vecchi
PAVIA. L'Università di Pavia è tra quelle con la più alta percentuale di professori-nonni. Dei 368 ordinari, solo 6 hanno meno di 40 anni, 18 sono tra 41 e 45 e 70 tra 46 e 55. La differenza percentuale rispetto alla media italiana è sensibile. Un'altra caratteristica è che i numeri di ordinari e associati quasi si eguagliano e i ricercatori non sono troppo più numerosi, situazione che si riscontra generalmente in tutto il Nord. Il rettore Angiolino Stella commenta: «Per inserire più giovani occorrono più fondi».
«Servono cioè - continua Stella - finanziamenti aggiuntivi dal ministero per far fronte al turn-over obbligato. Se poi si paragona l'Italia ad altri Paesi, l'età della pensione da noi è 70 anni e più, mentre in Francia e in Svizzera è generalmente 65».
Perchè il corpo docente di Pavia 'invecchia"? Lo spiega Carla Ge Rondi, professore di demografia a Scienze Politiche: «Bisogna tenere conto che il dato italiano include anche atenei di recente istituzione e altri più vecchi, come al Sud, dove la politica di reclutamento favorisce i docenti più giovani. In secondo luogo, la distribuzione per ruoli dipende dalle scelte delle singole facoltà, secondo il piano del 2002: per coprire i posti di ruolo, con lo stesso numero di punti derivanti dai pensionamenti si possono chiamare un ordinario o due ricercatori. In terzo luogo, accade spesso che i giovani ordinari facciano i primi passi in atenei di minor prestigio prima di essere chiamati a Pavia».
«Sono fuori ruolo all'ultimo anno, ma sempre sulla barricata»: non ci sta Paola Vita Finzi, professore di Chimica organica a Scienze e prorettore vicario dell'Università dal 1993 al 2005. Nonostante veda ormai il termine della carriera accademica, Vita Finzi tiene due corsi di Chimica delle sostanze organiche e naturali per il corso di laurea triennale in Biotecnologie e per quello specialistico in Chimica. Laureata in Chimica industriale alla Statale di Milano nel 1958, Vita Finzi dal novembre del 1962 è all'Università di Pavia, dove ha svolto tutta la sua carriera ed è diventata professore ordinario nel 1980. «Allora a Chimica organica - racconta - si diventava ordinari mediamente a 38-40 anni di età, e quell'anno fummo in cinque donne a entrare. Tra i più giovani ricordo Paolo Grünager, della mia stessa materia, ordinario a 35 anni».
«L'annoso blocco dei concorsi - continua Vita Finzi - ha fatto si che un gran numero di persone ottenessero i titoli per diventare professori ordinari e, quindi, quando i concorsi si sono aperti, essi hanno ottenuto l'idoneità. Questo è il motivo per cui i ruoli delle Università oggi sono pieni di professori ordinari in età avanzata».
L'ex-prorettore non è d'accordo con chi considera negativa 'a priori" l'anzianità del corpo docente. «Io credo - dice - che l'esperienza conti, sia nei settori scientifici sia in quelli umanistici. Non domentichiamoci che anzianità di ruolo vuol dire anche qualità nella ricerca e nella didattica. Penso che non sia giusto dare l'insufficienza in anzianità nelle pagelle degli atenei. Si vuole ringiovanire i quadri? Si apra ai giovani, ma facendo in modo che dai concorsi esca personale docente valido e appassionato».
Ma come ringiovanire il corpo docente? «Il piano dell'Università per la riduzione dei professori del 10% entro il 2012 non favorisce l'accesso dei giovani, perchè consente di rimpiazzare solo un docente su due e mezzo che vanno in pensione. Nel frattempo, in assenza di una strategia concreta per inserire giovani ricercatori, noi anziani resistono sulla breccia, ed è una fortuna, perchè altrimenti si sguarnirebbe la didattica e la ricerca nei vari settori. Non sono l'unica fuori ruolo a tenere più di un corso».