Eurispes: due terzi degli italiani contro l'indulto
ROMA. Una diminuizione dei reati su scala nazionale nel terzo trimestre di quest'anno (ma con vistose anomalie nel bene e nel male fra le diverse zone del Paese). E poi i dati reali sulle scarcerazioni, resi noti regione per regione. E' dedicata all'indulto l'anticipazione del Rapporto Eurispes 2007 fornita dall'istituto presieduto da Gian Maria Fara. Indulto che ha colpito l'immaginario degli italiani, soprattutto nel male come ha dimostrato l'abbaglio preso dopo il massacro di Erba. Ma l'Eurispes non si è limitata ad analizzare in chiave sociologica i dati forniti dal ministero e dall'Istat.
Ne ha raccolti anche di personali tramite un sondaggio di opinione. Con risultati per certi versi eclatanti.
E' eclatante che nonostante dibattiti e polemiche un italiano su cinque non sappia che è stato varato l'indulto, in compenso è prevedibile che il 66% lo consideri ingiusto. L'altissima percentuale di cittadini contrari all'indulto, due su tre, fa dire al professor Fara, che «la legge sull'indulto ha sicuramente fornito un contributo non irrilevante alla disaffezione istituzionale avvertita in gran parte dell'opinione pubblica». Disaffezione forse già presente se c'è il 19,9% degli intervistati che del provvedimento più discusso degli ultimi anni non ha recepito assolutamente niente.
Il campione probabilistico di 1070 persone (in rappresentanza dei 47 milioni e passa di cittadini maggiorenni) svela anche altro. Per esempio sulle motivazioni che lo fanno considerare in modo negativo. Chi ha risposto no alla domanda «Secondo lei si è trattato di un provvedimento giusto?», spiega la sua contrarietà perché si dice contrario «a qualsiasi sconto di pena» (46,9%), o perché avrebbe preferito il provvedimento «solo per alcune tipologie di reato (45,8%).
Interessante la risposta che gli intervistati hanno dato alla domanda: «A chi attribuisce le maggiori responsabilità del provvedimento?». Solo il 18,9% delle risposte indica una responsabilità esclusiva della maggioranza, per il 41,5% degli intervistati la responsabilità è trasversale. Ma ben il 18,3% indica come unico responsabile il ministro di Grazia e giustizia Clemente Mastella.
C'è dell'altro. Fra le motivazioni addotte sulla necessità del provvedimento c'era quella di un miglioramento delle condizioni negli istituti di pena, cosi come c'era quella di un «atto di umanità». Motivazioni non condivise dagli italiani. E l'analisi per orientamento politico fa scoprire che non la condivide anche quella parte dell'elettorato, il centro, i cui esponenti politici più si sono adoperati per il varo della misura.
L'indulto è un atto di umanità per i detenuti? La risposta che equivale a un si deciso arriva solo dal 3,8% degli intervistati, mentre il no secco raccoglie il 39,9% delle scelte. Scettico sui benefici al sovraffollamento è il 57,3% degli elettori di centro, cosi come il 50,7% di loro è contrario a qualsiasi sconto di pena. Notevole, sul fronte opposto, la percentuale degli elettori di sinistra, che giudica abbastanza vero il fatto che l'indulto abbia creato problemi per la sicurezza, è quasi la stessa percentuale (50% netto di quelli di destra). Mentre la percentuale sale al 58,4% negli elettori di centro.
Ma cos'è accaduto veramente? L'indulto ha fatto uscire di galera decine di migliaia di persone? I reati sono aumentati in modo esponenziale? I dati dicono qualcosa di diverso. Per esempio che i detenuti realmente scarcerati sono 17mila 455, mentre altri 17mila erano già in regime di misure alternative con 14mila affidati in prova e 3414 agli arresti domiciliari. Quanto ai reati nel terzo trimestre di quest'anno a indulto già operativo, sono diminuiti del 2,71%. Anche se qui si registrano diversità eclatanti con una diminuizione del 30% a Milano e aumenti a Roma, Palermo e Napoli, con Napoli che è passata dai 24mila reati del 2005 ai 44mila del 2006. Meno reati su scala nazionale, più reati nelle metropoli. Ma rispetto al 2005, perché la media degli anni dal 2000 in poi dà un valore superiore a quello del post indulto.