Infermieri sul piede di guerra
PAVIA. Il 18 gennaio Cgil, Cisl e Uil chiederanno ai dipendenti del San Matteo il mandato per proclamare lo stato di agitazione. E l'ora per l'assemblea generale, in aula Golgi, non è stata scelta a caso: le otto del mattino, quando gli utenti entrano in ospedale per le visite. «Ci scusiamo sin da adesso con loro per il disagio - spiegano i sindacati - ma siamo costretti ad agire cosi. E ci riserviamo di valutare anche la possibilità di uno sciopero». La goccia che ha fatto traboccare il vaso del malcontento, spiega la rappresentanza sindacale unitaria, è il concorso per infermieri.
«Il consiglio d'amministrazione ratifica l'esito del concorso per assumere 90 infermieri - spiegano i sindacati - ma di assunzioni vere e proprie ce ne saranno davvero poche. Perché lavorano in buona parte già tutti qui. E comunque, fossero anche venti, i nuovi assunti sono insufficienti a migliorare la situazione di emergenza in cui versa il personale». Sono tutti compatti nel braccio di ferro con i vertici dell'ospedale: Mimmo Galeppi della Uil, Oreste Negrini e Sebastiano Catalano della Cgil, Sandro Vaccari della Cisl. Pronti a dar battaglia, dicono, fino allo sciopero generale.
«Vogliamo il rispetto dell'accordo sottoscritto nel dicembre 2005 con l'allora commissario sul contratto integrativo aziendale nel quale era stato accertata la carenza effettiva di 155 persone - incalzano i sindacati - E non solo infermieri. Lo stesso problema si riscontra per gli operatori socio sanitari e i tecnici sanitari». Oltre 150 dipendenti che permetterebbero di garantire almeno il rispetto del contratto, chiariscono: «E cioè le 36 ore settimanali, le ferie e i riposi. Il minimo. E, di conseguenza, anche la qualità del servizio offerto all'utenza». Perché il San Matteo, dicono, «è un fiore all'occhiello della Sanità lombarda ma se non si interviene come era del resto stato deciso oltre un anno fa si rischia davvero la chiusura di qualche reparto».
«La delibera del consiglio ci sembra in controtendenza con le decisioni del tavolo negoziale che solo un anno fa confermava la carenza di personale - dicono Cgil, Cisl e Uil -. Ma ora ci si dimentica di questo e se ne fa solo una questione economica. Eppure anche la Regione lo scorso ottobre aveva fatto una delibera in cui diceva che gli enti, nei loro bilanci, potevano individuare risorse per assumere nuove figure».
E non mancano di toccare la questione dei precari. Alcune decine - oltre i circa 70 che hanno vinto il concorso e che saranno cosi messi in regola - ancora in attesa di conferma. «Per molti sono partiti i rinnovi proprio in questi giorni, ma sempre a tempo determinato. Noi siamo preoccupati: se per la messa in ruolo dei 90 che hanno passato il concorso ci sono voluti 50 giorni, quanto ci vorrà per sistemare gli altri?». Entro marzo il consiglio si è riservato - bilancio alla mano - di trovare una soluzione anche per loro. «Non allontaneremo nessuno - ha tenuto a precisare martedi mattina il presidente Alberto Guglielmo -. Ma solo nei prossimi mesi avremo un quadro chiaro, con il bilancio di previsione».
«Troppo tardi per noi - incalzano i sindacati -. E' stata elogiata l'abnegazione del personale, ma si sappia che è al limite». E a conferma che l'emergenza esiste e non sono solo parole portano il provvedimento straordinario assunto la scorsa estate per tamponare i buchi: un fondo di 480mila euro, frutto di un accordo azienda-sindacato, per un 'progetto di turno incentivato". Ha evitato il ricorso alle cooperative e integrato lo stipendio dei dipendenti che, su base volontaria, si sono offerti di fare straordinari, sostituire i colleghi assenti in turni e notti. Tutto questo in aggiunta al decreto Sirchia che prevedeva una soluzione analoga. «Da quando è nata la fondazione poi l'ospedale è diventato più burocratico - aggiungono -. Invidiamo l'Azienda ospedaliera dove c'è una sola persona che decide. Ci dicano qui al policlinico chi è il nostro interlocutore reale: il direttore generale o il presidente?» E Negrini azzarda una provocazione: «Altrimenti la Regione intervenga azzerando i vertici e metta due teste che vanno d'accordo tra loro».