Una via obbligata con Prodi
La riunione tenutasi al Collegio Valla, qui a Pavia, ha dimostrato una volta di più quanto sia ampia e convinta tra le forze politiche, le associazioni culturali o sociali, i singoli cittadini, la volontà di costituire il Partito Democratico e quanto profonde siano le motivazioni che spingono a questo obiettivo.
Come rappresentanti dei repubblicani europei, abbiamo espresso un'aperta adesione, ricordando come solo un mese fa, a Roma, il Congresso nazionale del Movimento abbia votato all'unanimità una mozione in cui si afferma che la costruzione del Pd è obiettivo strategico del Mre.
Il nuovo raggruppamento è necessario perché la gente, gli elettori chiedono in modo esplicito alle forze politiche unità, solidarietà, programmi e posizioni comuni. Ma è importante la sua formazione perché è tempo che i gruppi che hanno fatto l'Italia repubblicana con la lotta di Liberazione, che hanno scritto la Costituzione italiana, che hanno nel tempo rafforzato la Repubblica, trovino finalmente un terreno di incontro, dopo la caduta del muro di Berlino, la fine della guerra fredda, l'avvio di una stagione nuova nella vita politica del nostro Paese. Il Partito Democratico significa la scoperta delle radici possibili dell'unità delle forze riformiste, significa finalmente fare i conti con la tradizione del pensiero democratico italiano, di respiro decisamente europeo, che parte da Giuseppe Mazzini e comprende il percorso socialista, cattolico, riformatore, repubblicano, tradizione alla quale ci si deve rivolgere per avere delle indicazioni ideali e di orientamento, in grado di segnare un processo di risistemazione delle forze di centrosinistra su un terreno solido e sperimentato e di ricongiunzione storica rispetto a origini largamente comuni.
Con chi fare il Partito Democratico? Con il popolo delle primarie del 16 ottobre 2005: i partiti che hanno indicato Romano Prodi come loro esponente a capo del governo; le associazioni che hanno condiviso questa scelta; tutti quei cittadini che hanno versato un contributo per votare Prodi; e poi con tutti coloro che, convinti da allora, vorranno parteciparvi.
Il dibattito e le esigenze politiche renderanno chiari i tempi di definizione del nuovo Partito. E' opportuno avere una giusta fretta, ma bisogna anche essere attenti a far si che al progetto partecipi la più ampia somma di persone possibile. Non ci dovrebbero essere divisioni, abbandoni: il Pd è inclusivo, non elemento di rottura.
Il Pd è necessario. La federazione dell'Ulivo è stata una bella alleanza, ha consentito battaglie importanti e vincenti, ma bisogna avere la capacità di fare un passo in avanti, convinti della sua opportunità e del suo successo. Naturalmente nella pari dignità e nel rispetto di tutti, il che non significa che non si debba tenere conto della entità numerica e della forza organizzativa dei soggetti che vi parteciperanno.
Noi repubblicani siamo pronti ad operare per tutto questo, nel e per il centrosinistra e per il Paese; perché di una cosa oggi, in tempi di profonde incertezze, siamo sicuri: i repubblicani nulla hanno a che spartire politicamente con la destra: non con quella ideologica, che guarda al passato come ad un progresso; non con quella economica che vede sempre con sospetto qualunque affrancamento dei ceti sociali più deboli; ma soprattutto la nostra incompatibilità è abissale con quella destra che considera con fastidio la democrazia.
I repubblicani vengono dal Risorgimento che unificò l'Italia, dalla Resistenza che ci liberò dalla dittatura fascista e ci portò la Repubblica; la loro casa naturale è con le forze democratiche e progressiste del Paese e il Partito Democratico appare in grado di comprendere e rappresentare adeguatamente tutta questa tradizione politica.
Lorenzo Zampieridirezione regionale Repubblicani europei, Pavia