Dürrenmatt e la favola del Minotaurus

PAVIA.«Mentre Pasifae, figlia del Dio del Sole, partoriva Minotauro, i suoi spasmi erano cosi forti che l'isola di Creta tutta tremò». Ha cosi inizio lo struggente breve racconto 'Minotaurus", la favola che un altro personaggio amatissimo in Italia, Friedrich Dürrenmatt, scrisse nel 1985 riverberando sulla materia del mito cretese una coscienza umana squisitamente contemporanea e che giovedi 7 settembre, sempre nell'ambito del Festival dei saperi (ore 17, basilica San Michele) viene proposta in forma di 'mise en espace" dal Teatro della Mostiola.
Nelle visioni della creatura che si torce impotente nel Labirinto è cifrato il rapporto di un 'diverso" con l'ambiente che lo fugge, di un 'non responsabile" con gli eventi che lo vedono commettere massacri ai danni dei giovani che Atene spedisce a Creta come tributo. Prigioniero di un corpo mostruoso e di un fato crudele, Minotauro è condannato ad un duplice scacco.
La sua parte bestiale uccide inconsciamente, mentre quella umana sogna la parola e l'amicizia, la pace e l'amore, con la dolente consapevolezza che nulla di tutto ciò è raggiungibile a causa dell'altra sua metà. Attanagliato nella sua solitudine disperata, privato per nascita dell'amore e dell'amicizia, né uomo, né animale, né Dio, si muove con ansia cieca nel suo spazio.
Si incontrerà con la sorella Arianna, cercando di commuoverla. Proverà a cercare comunicativa ed amicizia con Teseo, ma questi non cerca la concordia di un rapporto fraterno: cerca soltanto il momento propizio per ucciderlo. Dopo fasi alterne, la lotta sembra concludersi.
'Mentre cosi giaceva raggomitolato su se stesso - scrive Dürrenmatt - come un tempo era stato raggomitolato nel grembo della propria madre, lui sognava di essere una creatura umana, sognava il dono della parola, sognava l'affetto fraterno, sognava l'amicizia, sognava un riposo sicuro, sognava l'amore... ma nei suoi sogni era anche consapevole di essere un mostro... ciò che in lui v'era di umano sognava con la tristezza dell'uomo, ciò che vi era del Minotauro sognava in lui con la tristezza dell'animale". (f.c.)