Prodi: faremo la nostra parte in Libano


ROMA. L'Italia è pronta a fare la sua parte in Libano inviando un proprio contingente militare. Una nota congiunta di Romano Prodi e del ministro degli Esteri Massimo D'Alema esprime, ieri mattina, «apprezzamento e soddisfazione» per la risoluzione Onu che impone la cessazione delle ostilità, e conferma «la disponibilità italiana a contribuire alla forza dell'Onu che verrà inviata in Libano».
Ieri sera Prodi ha sentito tutti i segretari dell'Unione, ma anche gli esponenti della Casa delle libertà. «Tutti - ha poi sottolineato - accettano e condividono i principi generali». Lo stesso capo del governo israeliano, Ehud Olmert, avrebbe chiesto all'Italia di partecipare al contingente Onu. Ma stiamo lavorando, ha aggiunto Prodi, «perché ci sia anche la presenza di forze musulmane».
Già questa settimana, subito dopo ferragosto, si riunirà un consiglio dei ministri straordinario per ratificare la decisione dell'invio di una nostra forza militare. E per l'occasione riapriranno eccezionalmente i battenti anche Montecitorio e Palazzo Madama. I presidenti Fausto Bertinotti e Franco Marini convocheranno infatti, probabilmente fra il 23 e il 24 agosto, le commissioni Esteri e Difesa sia della Camera che del Senato per ricevere l'informativa dal governo ed esaminare gli ultimi sviluppi della crisi mediorientale.
Romano Prodi ha informato ieri anche Giorgio Napolitano sui termini della risoluzione approvata all'unanimità dalle Nazioni unite e sulla possibilità della partecipazione di un nostro contingente militare. «L'Italia - ha detto il capo dello Stato - non può sottrarsi alla responsabilità di dare il suo contributo a una missione tanto auspicata e cosi necessaria». Napolitano si è poi detto «persuaso» che l'orientamento già espresso da Prodi e D'Alema «troverà in Parlamento il più largo consenso: si tratterà - ha aggiunto - di una nuova importante prova per le nostre forze armate al servizio della comunità internazionale nell'interesse della pace e della sicurezza».
Nella nota di ieri mattina, Prodi e D'Alema sottolineano come la risoluzione 1701 dell'Onu può costituire «una base solida» sia per la soluzione duratura della crisi, ma anche per l'avvio di un processo di pacificazione della regione. Il governo italiano, dicendosi disponibile a partecipare alla forza Onu ha però chiesto di «partecipare fin dall'inizio» alle consultazioni per «determinarne la composizione, l'articolazione e il mandato».
Prodi, in serata, l'ha specificato a chiare lettere: «Le regole d'ingaggio per la missione in Italia in Medio Oriente verranno decise d'accordo negli incontri dei prossimi giorni». Saranno cioè decise da tutti, e in ogni caso «deve essere chiaro che si tratta di una missione di pace». Certo, sottolinea il presidente del Consiglio, sarebbe stato meglio se la risoluzione fosse stata approvata 15 giorni fa, «ma in questa fase è la soluzione migliore che si potesse dare al problema del Medio Oriente».
Prodi ha poi rivelato che lo stesso Olmert gli avrebbe raccomandato, in una telefonata, la partecipazione italiana al contingente Onu. Nella stessa telefonata il premier israeliano gli ha anche assicurato che questa mattina Tel Aviv approverà la risoluzione Onu. Il governo italiano, ha quindi sottolineato Prodi, si riunirà subito dopo gli esecutivi di Israele e Libano, a Ferragosto.
Per quanto riguarda la politica interna, il Professore ha raccolto la disponibilità di tutta la maggioranza, anche se Rifondazione e Pdci hanno posto come condizione che ci sia anche il consenso del governo libanese, compresa la componente di Hezbollah. Tutti si sono però detti favorevoli ad una forte iniziativa della comunità internazionale per mettere fine alla guerra.
Certo, neanche in questo caso manca qualche nota polemica da parte dell'opposizione di centrodestra. «Voglio vedere come Prodi e il suo governo riusciranno a conciliare il pacifismo antiamericano con l'interventismo non proprio filo-israeliano», ha detto Ignazio La Russa (An).

Andrea Palombi