Manette al sorvegliato speciale


VOGHERA. In trappola. Voleva evitare l'arresto, ma la polizia è stata più svelta di lui. La «notte nera» di Oreste Paolino, 36 anni, si è conclusa l'indomani in tribunale con il processo per direttissima e la condanna a 8 mesi di reclusione, che l'uomo dovrà scontare nel carcere di via Prati Nuovi.
La vicenda ha inizio nella notte fra giovedi e ieri. Alcuni agenti della squadra investigativa del commissariato, impegnato in un servizio antidroga, intravvedono Paolino mentre, sulla sua Mercedes, transita in via Emilia.
Un incontro inatteso che li mette in allerta, poichè i poliziotti sanno bene che il 36enne è un «sorvegliato speciale», è un individuo, cioè, sottoposto a una serie di misure restrittive che, fra l'altro, non gli consentono di aggirarsi per la città in alcuni orari, nè di frequentare locali pubblici; scoprono, inoltre, dopo essersi collegati con la banca dati del comando di via Carlo Emanuele, che all'uomo è stata ritirata la patente di guida.
Si mettono quindi alle sue calcagna con l'intenzione di bloccarlo, ma alla loro vista Paolino - originario di Varese e domiciliato a Voghera - pigia il piede sull'acceleratore e si allontana a gran velocità. Non fa, però, molta strada: per intrappolarlo, agli «007» della squadra investigativa basta mettersi in contatto con i colleghi della Volante, di ronda in zona, e il gioco è fatto. La Mercedes in fuga viene fermata in via XX Settembre. Tutto finito? Per nulla: nonostante sia attorniato dai poliziotti, il sorvegliato speciale non si rassegna alla resa, prende a spintoni gli uomini in divisa, cerca disperatamente di divincolarsi. Ma alla fine deve arrendersi, davanti alla forza del numero e alle maniere decise ed esperte di chi ha di fronte: la sua reazione violenta gli costa, comunque, l'arresto per resistenza a pubblico ufficiale.
Dopo la resa, Paolino chiede agli agenti di poter fumare. Fin li, nulla di strano: qualche boccata per stemperare la tensione è una richiesta assolutamente normale. Ma è l'insistenza, quasi l'arroganza, con la quale l'uomo insiste per ottenere il pacchetto di sigarette lasciato sull'auto a insospettire gli agenti. Che trovano, infatti, tre spinelli mescolati alle «bionde». Da qui un'altra segnalazione all'autorità giudiziaria nei confronti del 36enne per detenzione di droga finalizzata allo spaccio. L'uomo, intanto, è stato processato per direttissima ieri mattina relativamente alla sola imputazione di resistenza agli agenti: il dibattimento si è concluso con la condanna a 8 mesi di reclusione e l'applicazione della custodia cautelare, il che significa che la pena dovrà essere scontata dietro le sbarre, mentre continuano gli accertamenti in merito alle due denunce.

Roberto Lodigiani