«Formigoni venga tra i campi di mais»

PAVIA.«Siamo pronti ad accogliere il presidente della Regione, Roberto Formigoni, e il suo assessore all'Agricoltura, Viviana Beccalossi, fra le risaie e i campi di mais della nostra provincia: saremmo contenti se toccassero con mano quanto sta soffrendo il mondo agricolo pavese».
L'invito parte da Giovanni Desigis, presidente dell'Unione agricoltori: un grido di dolore che accomuna migliaia di produttori messi in ginocchio dalla carenza di acqua per l'irrigazione.
Secondo Roberto Bigi, presidente provinciale della Confederazione agricoltori italiani, si deve manifestare «la speranza dell'ottimismo e l'ottimismo della speranza»: «Con queste portate d'acqua possiamo arrivare con molta fatica a metà agosto, ma finora è stato un inferno». Dalla Coldiretti il presidente Giuseppe Ghezzi commenta: «Stiamo lavorando per ottenere l'istituzione di un tavolo tecnico congiunto che predisponga dal prossimo autunno un piano di interventi coordinati, individui le cause e trovi le soluzioni per ovviare il rischio di una crisi che sembra ormai cronica. Occorre avviare un'azione di controllo sull'intero territorio provinciale per accertare i danni già riportati». La crisi idrica che sta caratterizzando questo scorcio d'estate sembra essere particolarmente profonda: per ora a nulla sono valse le assicurazioni sul rilascio delle scorte alpine e ben poco hanno influito gli sporadici temporali sulle montagne.
I rilievi effettuati lungo le vie d'acqua dimostrano che le forniture all'agricoltura sono ridotte del 60-70 % rispetto alla norma. Dalle prossime ore il Pavese potrebbe tornare a sperare grazie alla riapertura dei canali Villoresi e Naviglio Grande, ma il futuro resta alquanto incerto.
Un po' meglio in Lomellina, come sottolinea Desigis: «Mi sembra che l'Est Sesia abbia lavorato bene negli ultimi giorni. In ogni caso, ribadisco che l'agricoltura non deve essere l'ultima ruota del carro: la nostra priorità è l'approvvigionamento idrico, ma il sistema delle acque dipende da troppi soggetti. Per questo motivo l'Unione agricoltori invoca la creazione di un'Autorità unica delle acque».
Gli fa eco il direttore Luciano Nieto: «Non si deve cadere nell'errore di difendere solo interessi di parte. Garantire l'acqua alle campagne non significa aiutare solamente l'agricoltura, ma anche l'ambiente, le risorgive, i fontanili e, indirettamente, le falde acquifere e i pozzi di captazione delle acque».
«Coldiretti si è attivata per difendere gli interessi delle imprese associate: stiamo rincorrendo ancora una volta l'emergenza. Abbiamo cercato di far rispettare la legge Galli che assegna all'agricoltura un ruolo preminente nella gestione delle acque. Siamo andati di persona sulle Alpi a controllare il rispetto degli accordi presi tra la Regione e i gestori dei bacini idroelettrici e manteniamo un altissimo livello di allerta - dichiara il presidente provinciale Giuseppe Ghezzi -. La Coldiretti invita le istituzioni ad attivare ogni azione necessaria sul territorio locale, interregionale nonché verso la Svizzera per scongiurare la prosecuzione dell'attuale stato di crisi idrica. Diversamente l'esasperazione dei produttori sarà difficilmente contenibile». «L'attività agricola ha una valenza ambientale che coinvolge la gestione dell'acqua con benefici per l'intero territorio - prosegue il direttore Carlo Greco -. L'agricoltura non consuma acqua: la utilizza e la ridistribuisce attraverso il percolamento sia superficiale sia in falda. Non sottrae l'acqua ai fiumi e ai canali, insomma, ma la allarga su un vasto territorio per poi riconvogliarla a valle».
Umberto De Agostino