Benzina, toccato un nuovo record
MILANO.Nuovo record per il prezzo della benzina alla pompa. Da ieri Ip e Api hanno deciso un nuovo incremento, che ha portato il litro di verde a 1,409 euro al litro, ma secondo le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori in molte regioni del Sud e nelle Isole in molti casi alla pompa si pagano anche 1,5 euro. Intanto le tensioni internazionali continuano a tenere ai massimi le quotazioni del petrolio che a New York ha toccato nuovamente quota 76 dollari dopo la flessione registrata lunedi sera.
Sui prezzi alla pompa è intervenuto ieri anche il ministro dello sviluppo Pierluigi Bersani: «Presto faremo due chiacchiere con i petrolieri e perchè no anche con i benzinai - ha detto il ministro dello Sviluppo economico, ai microfoni di Radio Anch'io - se vogliamo andare al dunque della questione della benzina dobbiamo andare al dunque della questione del petrolio. E li forse una occhiata alla filiera, dai produttori ai petrolieri, ci direbbe qualcosa in più che non una occhiata ai soli benzinai. Per questo stiamo monitorando come si comportano i petrolieri in questo periodo». Il ministero infatti sta da tempo controllando la formazione del prezzo dei carburanti: «Si può anche riconoscere che c'è una forbice tra i nostri prezzi e quelli europei in ragione della arretratezza della rete, ma la forbice deve essere quella, e possibilmente deve restringersi non aumentare perchè non c'è ragione che aumenti».
Secondo i dati dello stesso ministero dello Sviluppo economico, disponibili sul sito Internet e aggiornati allo scorso 10 luglio, i distributori italiani fanno pagare il 14,4% in più rispetto alla media europea, mentre il costo industriale è del 5,5% più alto. La media del prezzo della benzina senza piombo in vigore presso i distributori in Italia la settimana scorsa era pari a 1,367 euro al litro. Si tratta del quinto prezzo in Europa, dove svetta l'Olanda con 1,511 euro al litro, seguita da Belgio e Finlandia entrambe a quota 1,401. La media europea si attesta però a 1,194 euro al litro, con l'Italia che la supera cosi di ben 0,173 euro: un divario che non è diminuito, ma si è anzi accresciuto nel corso di un anno, se si pensa che a luglio del 2005 la differenza tra l'Italia e il resto d'Europa era pari a 0,168 euro al litro.
Crescono gli allarmi anche sulle possibili conseguenze sull'economia della corsa del greggio: «Un forte choc nell'offerta petrolifera e prezzi del greggio ben sopra 100 dollari al barile possono condurre l'economia mondiale in recessione», sostiene Francisco Blanch, responsabile della ricerca economica sulle materie prime di Merrill Lynch.
Le attuali tensioni sui prezzi non derivano, secondo Merrill Lynch, da contrazione dell'offerta quanto piuttosto dall'aumento della domanda. Nei prossimi 12 mesi, il prezzo medio del barile è previsto a 66,50 dollari. Da segnalare che l'inchiesta mensile di Merrill Lynch tra i gestori segnala un consensus a 80 dollari al barile come livello medio in grado di danneggiare seriamente la crescita economica.