S'INFIAMMA IL SUD SCIITA E ANCHE L'IRAN E' INTERESSATO


Collocata nelle paludi mesopotamiche, la morte dei militari italiani, dilaniati nel loro blindato a Nassiriya, potrebbe risultare un episodio tragicamente ordinario, da aggiungere alle altre quotidiane stragi che si consumano in Iraq. Visto invece fuori da quel contesto, quel dramma acquisterebbe immediatamente valenze che vanno oltre la «routine» bellica e metterebbe in risalto la presenza di una lenta involuzione della già logorata guerra irachena. In più sedi è stata valutata la gravità dell'attentato a Nassiriya come l'ultimo atto di una nuova virulenza terroristica nella crisi mediorientale: prima la strage compiuta dalla Jihad islamica palestinese a Tel Aviv, poi quella a Dahab e ora nel sud dell'Iraq.
E' stato inoltre ribadito che la recrudescenza di violenza a Nassiriya potrebbe essere vista come un segnale alla nuova maggioranza di centrosinista in Italia per accellerare i tempi del ritiro dall'Iraq: tentativo sostanzialmente neutralizzato dall'Unione, in comune accordo con il centrodestra, che hanno ribadito di volere rispettare i tempi del calendario prestabilito e soprattutto di accordarsi con le autorità irachene per il ritiro.
L'attentato a Nassiruya contiene tuttavia alcuni aspetti che riguardano in modo particolare l'Italia e che derivano dalla complessa dialettica tra le etnie contrapposte in Iraq. Se fin qui l'area bollente del conflitto in Iraq è stata il «Triangolo sunnita», con gli effetti più attenuati nel sud sciita (dove opera il contingente italiano) e nel nord curdo, ora potrebbe progressivamente essere il sud l'area di maggiore interesse per le formazioni radicali, ma anche per il terrorismo.
Tale mutamento sarebbe strettamente legato alla crisi tra gli Usa e l'Iran e alle consolidate interferenze del regime iraniano negli affari iracheni, in particolare attraverso le famiglie e i clan sciiti del sud, con i quali l'Iran conserva dei legami profondi. In altre parole, il sud sciita sarebbe destinato a trasformarsi in terreno di lotta e di ricatto per condizionare sia le posizioni degli Stati Uniti e i loro alleati, l'Italia compresa, sia la formazione del nuovo governo in Iraq, che, non a caso, a distanza di cinque mesi dalle elezioni celebrate a dicembre non riesce ancora ad entrare in vigore. L'Iran è interessato al caos nel sud dell'Iraq, perchè è da li che parte il suo ricatto nei confronti di chi intende impedire la sua crescita come potenza regionale, e perchè no, come potenza nucleare.

Bijan Zarmandili