La protesta non si fa bloccando il traffico
Non vorrei abusare della cortesia, ma la lettera pubblicata il 17 corrente a nome di Silvia Guarisco merita una replica. Lettera scritta, forse, di getto o d'istinto, dopo una lettura, forse altrettanto veloce, della mia lettera.
Premetto che non mi sembra di aver definito i lavoratori dello zuccherificio «anarchici egoisti», nè, tantomeno, di aver usato «l'aggettivo anarchico». «Anarchia» è un sostantivo. Bisogna prestare attenzione quando si virgoletta una parola detta o scritta. E' una delle regole fondamentali quando si «posta» nei forum, si risponde a qualcuno via mail o si fanno citazioni.
Da quel che ho letto sui giornali (spero che tali informazioni non sono sbagliate), la Comunità Europea (di cui l'Italia fa parte) ha democraticamente stabilito le nuove quote produttive dello zucchero, cosi come di tanti altri prodotti, latte compreso (qualcuno si ricorda del casino fatto illo tempore dagli agricoltori? Che fine hanno fatto costoro?). Di otto impianti di produzione di zucchero presenti in Italia, è stato stabilito che uno andasse chiuso. Italia Zuccheri ha scelto di chiudere quello di Casei (ma la scelta poteva ricadere anche su un altro impianto e, quindi, su altri lavoratori).
Le motivazioni dei lavoratori di Casei vanno ricercate, perciò, nella paura di perdere il posto di lavoro.
Nella mia vita lavorativa ho rischiato di perdere il posto di lavoro due volte: la prima per scelte imprenditoriali sbagliate, la seconda per l'improvvisa morte di uno dei soci dell'azienda.
Tutte e due le volte ho preso il coraggio a due mani, mi sono rimboccato le maniche, per un po' di tempo ho messo da parte l'orgoglio del mio titolo di studio e ho cambiato radicalmente lavoro, lasciandomi dietro le spalle una sicura incertezza per una possibile certezza.
Ritengo più che legittimo protestare per le scelte manageriali ed imprenditoriali sbagliate che vengono spesso compiute, ma tali proteste devono essere espresse in modo civile e democratico, indirizzandole verso le aziende stesse, verso i manager, che sono strapagati per risolvere i problemi aziendali, far produrre profitto alle aziende, salvaguardare gli investimenti e produrre posti di lavoro.
Se, per salvare lo zuccherificio, mi avessero chiesto di comprare un quintale di zucchero, lo avrei fatto immediatamente, pur di non vedermi invaso dallo zucchero straniero.
I posti di lavoro, in Italia ed in Europa, vanno salvati in un altro modo, boicottando i prodotti made in China, per esempio. O insistendo affinché, un paio di scarpe made in China distribuito sul nostro mercato abbia un prezzo dieci volte più basso di un ugual paio di scarpe dello stesso marchio made in Germany. Oppure, come dice Beppe Grillo, esportando i diritti in Cina.
I manifestanti, più che rallentare il traffico, mi sembra che lo abbiano bloccato, sequestrando, di fatto (e il sequestro è un reato) quanti, disgraziatamente, si sono trovati incastrati fra Gropello Cairoli e Casei Gerola, senza poter andare nè avanti nè indietro.
Cara Silvia, non ha idea degli improperi e degli accidenti che ho sentito tirare dietro ai manifestanti di Casei. Non è bloccando il lavoro altrui che si salva il proprio. Questo tipo di manifestazioni non è degno di una sana democrazia.
Negli ultimi tempi si è abusato fin troppo di questo sistema, credendo di poter risolvere i problemi. O almeno illudersi di averlo fatto.
Cito, per esempio, Scansano Jonico (per non fare un centro unico di raccolta di rifiuti nucleari, ne abbiamo lasciati decine sparsi per l'Italia, uno anche in casa sua, a Pavia), e la Campania dove (per non fare un inceneritore che ridurrebbe del 98% il volume dei rifiuti prodotti e risolverebbe definitivamente il problema) si è preferito spargere rifiuti per tutta la regione).
Livio Tortavia e-mail
Parlano di Pavia-Genoa
ma pensino a Casei
Con il più profondo rispetto per chi della politica ha fatto mestiere, trovo miope l'ostilità dimostrata alla decisione della Prefettura riguardo l'incontro di calcio Pavia-Genova.
Questa levata di scudi di chi ha al suo attivo sportivo qualche partita a calcetto giocata fra le accoglienti e sicure mura dell'oratorio, suona come tentativo, in mancanza di argomentazioni politiche serie, per recuperare qualche manciata di voti.
Mi pongo una domanda: perchè sono stati cosi disattenti ed assenti da Casei, dove, avendo diversi strumenti istituzionali per difendere le ragioni del territorio, sono riusciti a perdere migliaia di consensi con la loro inadeguatezza?
Conveniamo su una cosa, l'economia è una cosa seria, è più facile parlare di... pallone!
Giorgio MaggiCasei Gerola