«Ecco il primo fuoco fatuo creato in laboratorio»


PAVIA.«E' estate, fa caldo, è una notte serena. Siamo tornati bambini, a casa della nonna, e con alcuni amici andiamo al cimitero per una specie di prova di coraggio. Tra le tombe, all'improvviso, si leva una luce verdognola, una via di mezzo tra una fiammella e una nebbia».
Nella sala, buia, compare una diapositiva sul grande schermo, e raffigura proprio quella luce verdastra, un alone spettrale. Si tratta, probabilmente, del primo fuoco fatuo riprodotto in laboratorio. L'esperimento è stato portato a termine da Luigi Garlaschelli, docente di chimica e componente del Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale). Il professore pavese ne ha illustrato fasi e risultati giovedi sera, nel corso di una conferenza intitolata 'Quattro misteri macabri".
Gli altri tre enigmi riguardavano la polvere utilizzata dagli stregoni di Haiti per 'zombificare" le persone, gli esperimenti di rianimazione dei cadaveri all'origine del romanzo 'Frankenstein" e la pietrificazione dei corpi.
L'aula del '400 era affollata di un pubblico che ha seguito con estrema attenzione le quasi due ore di conferenza. Ma la parte più 'intrigante" è stata forse quella dedicata ai fuochi fatui. Citati da De Andrè in una canzone («Un chimico»), entrati nell'immaginario collettivo come misterioso esempio di fiamma fredda circoscritto ai cimiteri, in realtà dei fuochi fatui v'è scarsissima documentazione. Tanto che Garlaschelli e Massimo Polidoro hanno trascorso qualche nottata nel cimitero pavese di San Giovannino, armati di una specie di acchiappa-fiammelle, senza peraltro incappare in una sola manifestazione.
Una prima ipotesi scientifica fu che il metano proveniente dalla decomposizione potesse fuoriuscire dal terreno e, magari, incendiarsi per la combinazione con la fosfina, un derivato del fosforo che 'si accende" a contatto con l'aria. Ma questo avrebbe dato origine a una fiamma calda, mentre le rare testimonianze oculari riferiscono di un fuoco freddo. Ecco perchè Garlaschelli si è orientato verso un fenomeno di chemiluminescenza. Una reazione chimica che produce luminosità ma non calore. Combinando la fosfina con altri due gas presenti in atmosfera è riuscito a produrre, sotto una campana di vetro, un alone luminoso e verdastro. Ora non resta che trovarne uno al camposanto. La macchinetta acchiappa-fiammelle (costruita, tra gli altri componenti, con due biberon come ampolle e un lungo tubo di plastica) è stata nel frattempo sostituita da un moderno rivelatore elettronico di fosfina. Il Cicap proseguirà i sopralluoghi nei cimiteri, magari con il ritorno della bella stagione, nella speranza di incappare in un fuoco fatuo o, almeno, di registrare tracce del gas nei pressi delle sepolture.

Fabrizio Merli