Due popoli, due Stati: ora è possibile
Condoleezza Rice, segretario di Stato americano, è ottimista d'ufficio. Vede e segnala una democrazia marciante in Iraq, Afghanistan, Libano, Egitto. Un'onda lunga che investe, migliora e pacifica il mondo arabo. Esagera, sopravvaluta, almeno pubblicamente. In Iraq uno Stato non c'è e quel che si annuncia nel migliore dei casi non è democrazia ma Stato teocratico-tribale. E ormai solo un terzo degli americani pensa che li gli Usa stiano vincendo. Che la guerra fosse strategicamente sbagliata sta diventando questione americana oltre che europea. In Afghanistan si sta pagando invece il prezzo di non aver portato in fondo una guerra tanto necessaria quanto malamente interrotta proprio per correre a Baghdad. Libano, Egitto, Arabia Saudita e Pakistan somigliano poi molto da lontano alle democrazie. Eppure qualcosa di enorme sta accadendo davvero, voluta da Bush e Sharon: Israele sta ponendo le condizioni per la pace in Palestina.
Due popoli, palestinese e israeliano, e due Stati: altra pace non ci può essere. Ma da decenni palestinesi ed israeliani nei fatti hanno negato e combattuto questa realtà. Una parte, buona parte della società ebraica ha sognato, cercato, creato e fortificato la grande Israele, quella che non prevede arabi, se non come forza lavoro senza diritto di patria. E gran parte della società araba ha sognato, cercato, insegnato e predicato la cacciata degli ebrei. Le processioni dei musulmani che si battono ritmicamente il petto e il salmodiare delle teste oscillanti degli ebrei: li vediamo in tv, chiedono a dio la sparizione dell'altro, in nome di dio rivendicano la stessa terra come loro e di nessun altro. Trovano nel libro della loro religione il diritto e il dovere alla guerra santa. Gli ebrei hanno avuto l'Olocausto, gli arabi la dura colonizzazione israeliana: c'è certamente anche questo dietro e dentro il conflitto. Ma c'è anche la, anzi le religioni militanti e militari, queste madrasse e questi rabbini. Sharon, in nome dello Stato, laico e democratico ancorchè ebreo, ha spezzato la schiavitù dal dogma, interrotto la complicità.
Sharon ha detto agli israeliani la verità politica, economica, morale, demografica e perfino militare: Israele non sopravvive reprimendo e asservendo milioni di arabi. Lo fa tra le lacrime della sua gente migliore e mentre chi resiste alla pace e allo sgombero lo indica come criminale insieme a Bush. Via da Gaza nel silenzio finora colpevole degli Stati e delle pubbliche opinioni arabe. Brutto segno perchè ora tocca a loro, ai palestinesi e agli arabi, smettere di uccidere in nome di dio.