«Ora chiediamo continuità» Tutti i timori dei sindacati
PAVIA.Preoccupazione per il futuro dei lavoratori e stupore per le coincidenze che colpiscono il San Matteo ogni qual volta punti a nuove vette di eccellenza. Sono questi i concetti espressi dalla Rsu del policlinico e da Renato Ferrari, segretario provinciale della Uil. Sono trascorse poche ore dalla notizia che ha scosso la sanità e la politica pavesi: il ministro della Salute, Francesco Storace, ha destituito Giovanni Azzaretti dal ruolo di commissario straordinario del San Matteo e lo ha sostituito con Gianluigi Bracciale, ex direttore dell'area emergenze di Roma. Il commissario individuato dall'ex governatore della regione Lazio arriverà oggi a Pavia. Per le 15 è previsto l'incontro con Azzaretti e la presa di possesso del nuovo ufficio. Una formalità piuttosto surreale se si considera che Azzaretti ha già fatto ricorso al Tar contro la nomina di Bracciale. Alla conferenza stampa, convocata ieri mattina, era presente la delegazione trattante della Rappresentanza sindacale unitaria, ossia il coordinatore Mimmo Galeppi oltre a Sebastiano Catalano, Salvatore Lauretano e Maria Rosaria Nicolaio. «Premetto che la nostra non è nè una difesa del dottor Azzaretti, nè un attacco a chi lo sostituirà. - esordisce Galeppi - Del resto Azzaretti è perfettamente in grado di difendersi da solo. Noi siamo preoccupati solo per i lavoratori e per il futuro del San Matteo». «Sul fronte dei lavoratori - prosegue Galeppi - c'è in ballo la contrattazione decentrata del contratto aziendale. Si dovrebbe chiudere entro la fine di ottobre, ma a questo punto temiamo che questo avvicendamento possa costituire una battuta di arresto. Tra l'altro avevamo appena fatto con l'amministrazione un accordo in controtendenza rispetto ad altre regioni e allo Stato: l'impegno a non esternalizzare nessun servizio». Gli esempi citati dalla Rsu sono molteplici. Un appalto da 500.000 euro con la Croce Verde per un servizio che, da ottobre, verrà riportato all'interno del policlinico; l'accordo teso a mantenere aperta la lavanderia e altri servizi con la salvaguardia di 66 posti di lavoro; e ancora il ridimensionamento del servizio di portineria con la valorizzazione del nostro personale e un recupero per il 50 per cento dell'appalto. «Per quanto riguarda invece il futuro del San Matteo, le nostre preoccupazioni riguardano i lavori già avviati o in procinto di iniziare. Penso alla ristrutturazione dell'ex padiglione Forlanini, alla torre Aids, al Dea, al centro di adroterapia oncologica. Con i suoi 3.500 dipendenti, oggi il San Matteo è la realtà che dà maggiore occupazione in tutta la provincia. E' naturale che ci si preoccupi per il suo futuro». Sulle motivazioni che stanno dietro la decisione del ministro non vi è certezza. Ma su un punto gli esponenti della Rsu concordano: «Non si capisce perchè tutte le volte che il San Matteo sta 'emergendo" succede qualcosa a livello politico. Eppure i politici dovrebbero essere fieri del prestigio che il policlinico si è conquistato e del lavoro svolto dai dipendenti». Perplessità anche sulla nomina di un commissario che con la realtà pavese non ha mai avuto nulla a che vedere: «Sarebbe stata meglio una soluzione locale». Renato Ferrari, a nome della Uil, aggiunge: «La nostra città vive su due poli: quello universitario e quello sanitario. Quest'ultimo, al suo interno, ha il San Matteo che è un fiore all'occhiello riconosciuto in ambito internazionale. Il policlinico è un grandissimo punto di riferimento per le organizzazioni sindacali, è chiaro che vi sia preoccupazione in presenza di 'turbative". Qual'è dunque la soluzione ai problemi attuali? Per noi è una sola: riportare il San Matteo nell'ottica della 'legalità" e non della straordinarietà. La Regione provveda a ricostituire un consiglio di amministrazione. Spero anche che la Regione non dia al San Matteo solo un nuovo consiglio di amministrazione, ma possa costituire anche un comitato di sorveglianza che veda la presenza, al suo interno, delle parti sociali».