Ferrari, il futuro è di Raikkonen
Continua o si ritira? Il gossip che ha arroventato la vigilia del Gp Usa riguarda ovviamente la scelta che Michael Schumacher farà a fine stagione. Il sette volte campione del mondo ha detto più volte, ribadendolo anche recentemente, che non ci pensa proprio ad appendere il casco al chiodo. Tuttavia quando tuo fratello confessa al giornale tedesco di maggiore tiratura che sei stanco, la moglie preme, i figli si lamentano, e l'ultima vittoria è ormai un ricordo lontano, qualcosa di vero ci dev'essere in questo rigurgito di tensioni che continuano a lievitare.
Montezemolo e Todt, in verita, non pensano nemmeno lontanamente a liberarsi del tedescone, convinti come sono che basterebbe mettergli nuovamente tra le mani una monoposto men che passabile, e quattro gomme fotocopia delle Michelin, per rivederlo saltare sul podio come un grillo e di conseguenza allungare il contratto ad oltre il 2006.
Oggi, in ogni caso, la situazione in Ferrari è decisamente incasinata. Maranello fatica ad uscire dall'impasse in cui l'hanno cacciata le nuove regole sulla gomma unica (e una politica Bridgestone troppo conservativa). Schumi sfoglia la margherita, Rubinho si guarda attorno e fiuta l'aria. C'è di che preoccuparsi, nel paddock listato in rosso.
E allora che fare, se ti chiami Jean Todt ed hai la responsabilità di gestire e riportare alla vittoria il team più famoso del mondo? Semplice: ti metti con le spalle al coperto, opzionando quello che tutti, salvo Briatore, vedono come il naturale erede di sua maestà Schumi I. E cioè Kimi Raikkonen.
Domanda: ma Jean Todt, fino a qualche settimana fa, non avrebbe scommesso una buona parte della sua liquidazione (milionaria) sul fatto che l'unico giovin pilota con le stimmate del futuro Cannibale era Fernando Alonso? La risposta è esatta, tuttavia recentemente qualcosa è cambiato nell'atteggiamento del protetto di Superflavio, in gara e fuori pista. Diciamocelo: una sana dose di arroganza è concessa, se a poco più di vent'anni rischi di vincere un mondiale di F.1. Alonso, purtroppo per lui, come comunicatore ha di fianco un cattivo maestro. E copia il peggio del peggio, pensando di essere già arrivato al vertice. E di essere pure il migliore. Avete ascoltato, domenica scorsa, i latrati del baby spagnolo lanciato all'inseguimento di Fisichella? Aveva davanti un compagno di squadra al comando della gara, ma in evidente difficoltà. «Toglietemelo di mezzo - è stato il messaggio al team - io sono più veloce». Nessun rispetto, problemi zero. E lasciamo perdere lo stile. Meglio, molto meglio il glaciale (e velocissimo) Kimi. Bravo Todt.