Produzione industriale finalmente positiva
ROMA. Aprile fa sperare in una inversione di tendenza per la produzione industriale: rispetto all'anno prima è calata dell'1,9%, ma rispetto al mese prima è risalita dell'1,9%. Considerando i primi 4 mesi del 2004 e del 2005 si nota una caduta del 3,2%. Inoltre, l'indice tendenziale (aprile 2005 su aprile 2004) corretto per giorni lavorativi mostra una crescita dello 0,8%, mentre nel periodo gennaio-aprile del 2005 si è avuta una diminuzione dell'1,6% rispetto allo stesso periodo del 2004.
Ciò che spicca, però, è la crisi dell'industria tessile e abbigliamento e di quella della pelle e calzature. Una crisi dovuta alla concorrenza cinese e al calo dei consumi. Ma vanno male anche gli apparecchi elettrici di precisione, la chimica e fibre sintetiche. In ripresa invece energia, raffinerie di petrolio, carta, stampa, editoria, bevande e tabacchi. Confrontando i primi 4 mesi del 2005 con lo stesso periodo del 2004, pelli e calzature registrano un -10,3%, gli apparecchi elettrici di precisione un -7,3%.
Lo scatto della produzione industriale in aprile, il maggiore degli ultimi 8 anni, stupisce gli stessi analisti, ma è accolto con entusiasmo dal governo. Se la Cgil raffredda ogni entusiasmo, ritenendo che l'allarme sulla situazione italiana rimane alto, per Cisl e Uil è un segnale positivo, ma non bisogna sottovalutare il quadro generale.
Il balzo in avanti su base mensile, che riguarda un po' tutti i settori, secondo l'Istat potrebbe spiegarsi con la caduta della festività di Pasqua a marzo, anzichè ad aprile, come l'anno scorso. Secondo il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola, si tratta di «un segnale importante che la tendenza si può invertire». Il sottosegretario del Welfare, Maurizio Sacconi, parla di «un'evidente inversione di tendenza, che sarebbe colpevole sottovalutare».
Ma a confermare il periodo nero dell'economia italiana, si delinea la ristrutturazione della Stm. L'8 giugno aveva comunicato la decisione di cancellare, entro la metà del 2006, 2.300 impieghi in Europa su un totale di 3.000 persone al di fuori dell'Asia.
In Italia saranno 1.200 i dipendenti che dovranno lasciare la casa di microprocessori italo-francese. Di questi, viene osservato da parte sindacale, 990 in uscita dai siti produttivi di Agrate e Castelletto e 210 da quello di Catania (4.800 lavoratori), città simbolo del colosso dei semiconduttori.