Raccontiamo Pavia in rete
(segue dalla prima pagina)
C'è ancora qualche provincia e città che non si ponga il problema di far fronte a questi compiti? Che non abbia compreso come su questo orizzonte si giocano identità collettive e sfide culturali che hanno immediate ricadute nel tessuto economico e sociale di una comunità? Non credo proprio, poiché ormai tutti, da Doberdò a Cefalù, hanno colto l'evoluzione, il corto circuito tra globale e locale, che fa di questa sfida del racconto e della valorizzazione territoriale una faccenda sempre più complessa, raffinata, davanti alla quale non c'è proprio spazio per le pigrizie intellettuali, per i luoghi comuni, per gli stereotipi accademici. Sarà proprio perché avverto la difficoltà di innovare e innovarsi su questi temi che ricevendo - settimane fa - il documento redatto da un pool di studiosi e ricercatori locali, che convocava un forum di confronto sul rilancio del turismo sostenibile in provincia, ho francamente declinato l'invito. Esplicitando, ruvidamente, il mio dissenso da un «proposal» di discussione che mi è parso scoratamente banale, privo di originali linee di approfondimento. Insomma, ho «bocciato i professori» che, alla mia provocazione, hanno reagito alla «pavese». Dunque, non contestando la mia valutazione, né avviando magari un duro scambio di opinioni, ma tacendo. Un bel silenzio ovattato e chissà se, alla dozzina di altri invitati al forum, è stato comunicato che si era registrata una nota stridente nell'accoglimento del canovaccio. Cose che capitano, ovviamente. Soprattutto in quel di Pavia, mi viene da aggiungere. Dove, nel campo del racconto territoriale, se guardiamo a quanto si sta facendo attorno a noi, e agli strumenti sempre più raffinati fatti scendere in campo (si è parlato qui del film «Sideway» sul lancio dei territori vinicoli della California a cui ora i francesi hanno risposto con «mondovino»), siamo ai primi passi. Soprattutto nella capacità di avanzare idee innovative, scompiglianti, che non siano prediche per i già convertiti ma, invece, costituiscano un mixage, vincente, capace di intrecciare una proposta possibilmente originale all'uso duttile della comunicazione, a cominciare da internet. Non scordando mai l'opportunità di catturare visibilità sui media.
Proprio nell'incrociare questi elementi sorge un'idea, una sfida, un po' spiazzante, dove Pavia e la sua università potrebbero farsi sentire. Si tratta di diventare i primi, in Italia, magari in Europa, nel «wikipedizzare» la propria provincia. Sino a fare di Pavia e provincia il più «wikipedizzato» del mondo. A questo punto chi non sa cosa sia la «wikipedia» (si vada al sito http://it.wikipedia.org) ha diritto a spiegazioni.
La wikipedia, sorta da anni in internet per iniziativa di un mecenate americano, si è imposta come la più articolata «enciclopedia» esistente in rete. La chiave del suo immenso successo e della sua visibilità è data dall'essere sorta e dal continuare a crescere - in tutti i paesi del mondo, in numerose lingue (sono finora 40.000 i lemmi in italiano) - grazie anche ad un immenso lavoro di volontariato intellettuale. Si, perché questa «enciclopedia» immensa e frequentassima, è costruita senza scopi di lucro, assemblata voce dopo voce da apporti gratuiti di «volontari» che propongono e scrivono - proprio come fossero lemmi della Treccani o della Garzanti - quello che sanno su un tema, su un personaggio, su un luogo.
E poi questi testi, messi in rete, sono sottoposti agli interventi e correzioni di tutti coloro che, sapendone al riguardo, vogliono aggiungere, rettificare, precisare. Il tutto senza gerarchie stabili, senza compensi, senza censure, in un duttile e collaborativo operare che ormai molte grandi aziende stanno prendendo a modello, come paradigma dell'ottimizzazione della comunicazione e del lavoro al loro interno.
Bene, come gran parte delle province italiane, quella di Pavia ha pochissime località «coperte» dalla wikipedia. Tutti i suoi Comuni sono da «wikipedizzare». E, fatto questo, di ogni comune sarebbero poi da «wikipedizzare», ovvero da narrare, tutto quanto di notevole offrono. Vale a dire monumenti e i luoghi memorabili, le tradizioni e i personaggi che vi ebbero i natali, le reminiscenze letterarie e pittoriche, i giacimenti ambientali e naturalistici. Lo si può fare con testi scritti ma anche con foto, e riproduzioni di opere, e lo può fare chiuqneu abbia qualcosa al riguardo da scrivere, ricostruire, narrare.
Un gran lavoro che può essere affrontato solo da una mobilitazione volontaria di appassionati e dilettanti, eruditi e scolari, stampa locale e istituzioni: tutti impegnati a far si che Pavia diventi il primo territorio «wikipedizzato», ovvero narrato in rete, d'Italia. Non sarebbe bello vincere, tra tutte le località italiane, questa sfida innovativa e civile, colta e proficua? Certo, chi vince questa sfida non vince, in concreto, un bel nulla. Sempre che sia un nulla il piacere di narrare, tutti insieme, la propria terra. E aver acceso l'attenzione dei media e dei navigatori che, in rete, visiteranno Pavia e i celati gioielli del suo scrigno.
Giorgio Boatti