Strage di Rozzano, solo 20 anni al killer
MILANO. Vent'anni di carcere per aver ucciso quattro persone, tra cui una bimba di due anni e mezzo. E' la condanna inflitta dal giudice Fabio Paparella all'autore della strage di Rozzano avvenuta il 22 agosto dell'anno scorso: Vito Cosco, 27 anni, di origine calabrese, scese in una strada con la sua calibro 9, per vendicarsi di essere stato malmenato pubblicamente e uccise Alessio Malmassari, Raffaele De Finis, la piccola Sebastiana e un pensionato, Attilio Bertolotti.
Una sentenza quella di ieri che fin da subito ha provocato tensione, rabbia, proteste, polemiche e molte lacrime. «Vergogna», «Fate schifo», «Venduti» hanno gridato fuori dall'aula i familiari delle vittime subito dopo la lettura del dispositivo. E poi lacrime. Come quelle della signora Loredana, la madre della piccola Seby: «E questa voi la chiamate legge? - ha detto tra le lacrime e il dolore -. La legge non è uguale per tutti. Doveva marcire dentro, doveva marcire dentro». «Riccorreremo in appello - ha aggiunto Natale Monaco, papà della piccola - perchè per noi è una sentenza sbagliata. Vent'anni sono pochi e poi perchè vent'anni questo qua non li farà. Volendolo perdonare, gli avrei dato minimo trent'anni - ha continuato l'uomo con voce concitata - sta pagando la vita di una bambina di due anni e otto mesi con niente. Questa non è legge». «Non lo so io come ragionano - ha aggiunto disperata Caterina, la moglie di Malmassari, mostrando le foto di suo marito Alessio, di De Finis e della bimba - Come minimo si meritava l'ergastolo. Con vent'anni non paga niente e sono quattro omicidi, quattro...». Deluso e nello stesso tempo sorpreso è stato anche l'avvocato Nicola Cortesi, legale di Caterina Malmassari, che ha annunciato ricorso: «E' una sentenza vergognosa - ha commentato - e che non ci fa credere, prima di tutto come cittadini, nel nostro sistema giudiziario che a questo punto non ha più regole. I familiari sono distrutti perchè è come se avessero ucciso un'altra volta chi è morto quella sera». Diversa, naturalmente, l'opinione dell'avvocato Nicola Pitari, difensore di Cosco, che ha parlato di sentenza «equilibrata perchè in Italia, dove si discute di taglie e di vendette, è prevalsa la giustizia, quella amministrata dai giudici ai quali bisogna sempre prestare rispetto». Il legale, che è anche stato preso a male parole dai familiari delle quattro vittime, ha aggiunto che la loro «è una reazione umana e anche questa va rispettata». Ma contro la sentenza di ieri è prevedibile anche il ricorso del pm Piero Basilone che per Vito Cosco aveva chiesto l'ergastolo con l'isolamento diurno, considerando la premeditazione per l'omicidio di Malmassari ed escludendo la provocazione. Il giudice, invece, nel condannare Cosco, ha considerato l'attenuante della provocazione equivalente all'aggravante della premeditazione. Quanto basta, nel conteggio, per cancellare l'ergastolo. In più, con lo sconto del rito abbreviato, da 30 anni la pena è scesa a 20 anni di carcere per quattro omicidi. Pena che i parenti delle vittime hanno bollato come una vergogna e una profonda offesa.