I grandi valori del volontariato
Questa la lettera, nel momento delle sue dimissioni, che il prof. Emanuele Gallotti ha indirizzato ai soci dell'A.I.Fo (associazione italiana amici di Raoul Follereau) di Pavia.
Carissimi, è proprio vero, come ricorda Santa Teresa di Lisieux, che «le prove ci aiutano molto a staccarci dalla terra e ci fanno guardare più in alto, al di là di questo mondo». Difatti, a causa di un «importante» tumore alla prostata, ho deciso di lasciare e cosi «la mia favola breve è finita», si, «la breve mia favola vana è finita».
Dopo quasi vent'anni, abbandono, con la massima serenità, tutte le cariche sociali che ricopro nell'Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau. Ma continuerò a essere un socio di quel Gruppo A.I.Fo di Pavia che ho costituito nel 1985.
Non sono nato volontario, lo sono diventato interiorizzando i valori di mio padre Francesco e di mio zio don Angelo. E quei valori si sono trasformati in una passione che mi ha permesso - attraverso la pratica quotidiana del volontariato, portando ogni volta fino in fondo gli impegni presi, anche a costo di enormi sacrifici - di testimoniare l'amore gratuito al prossimo, agendo disinteressatamente per tentare di realizzare quell'auspicata civiltà dell'amore, tanto conclamata anche da Raoul Follereau, cercando quale grande e unica ricompensa di «arricchirmi» di esperienze e di relazioni umane che potessero dare scopo alla mia vita.
Svariate sono le attività svolte in questi anni, cosicché sarebbe sicuramente non tanto vano quanto riduttivo raccoglierle in un unico colpo d'occhio complessivo ed elencarle in queste brevi note.
Ringrazio di cuore i Testimoni di carità che, attraverso la loro esperienza, mi hanno incoraggiato in questo cammino e la Chiesa locale, in sintonia della quale il Gruppo A.I.Fo si è sempre mosso nello svolgimento delle sue attività.
Desidero, poi, ringraziare espressamente mons. Antonio Angioni (che mi ascolterà dalla Casa del Padre), sotto i cui auspici iniziai questo impegno, e mons. Giovanni Volta, che è stato vicino all'A.I.Fo fin dall'inizio del suo mandato di Pastore della nostra Diocesi.
Sono riconoscente, inoltre, ai responsabili degli Enti che, di volta in volta, hanno aderito alle varie iniziative promosse sul territorio: Comune, Provincia, Comitato di Quartiere San Giovannino, Prefettura, Centro Missionario Diocesano, Caritas Diocesana, Comunità Casa del Giovane, Consulta Comunale del Volontariato, Centro Servizi Volontariato della Provincia di Pavia, Unicef-Comitato Provinciale di Pavia, Cooperativa Sociale Arti e Mestieri (C.s.a.m), Associazione «Ludovico Necchi» tra laureati e diplomati della Cattolica-Gruppo locale di Pavia e provincia, Azione Cattolica di Pavia, Ufficio Diocesano di Pastorale Giovanile e per gli Oratori, Centro Diocesano Giovanile, Unione Italiana Ciechi di Pavia, Gruppo della Terza Età di San Martino Siccomario, Gruppo Missionario di Trivolzio e Agesci di Pavia.
Tra tutti, vorrei ricordare alcuni sindaci della nostra città, Pavia: Giorgio Maini, Alessandro Cantone, Sandro Bruni e Andrea Albergati con l'assessore ai Servizi Sociali Sergio Contrini.
Non posso dimenticare alcuni Prefetti di Pavia, quali il dott. Primo Petrizzi, il dott. Alberto Ardia e, infine, il dott. Domenico Gorgoglione.
Grazie anche al compianto don Enzo Boschetti che dal Cielo continua a «servire il fratello» e al suo successore don Franco Tassone.
Un grazie sincero ai Dirigenti, ai Docenti e agli Alunni di quelle Scuole di Pavia che hanno ospitato, nel corso degli anni, le annuali celebrazioni della «Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra»: ex Scuola Media Statale «Contardo Ferrini», Scuole Medie Statali «Cesare Angelini» e «Cicco Simonetta», Scuola Media Paritaria «Maddalena di Canossa», Corsi Professionali Ciofs presso «Maria Ausiliatrice», Istituto Professionale di Stato per il Commercio «Luigi Cossa», Istituto Tecnico Commerciale «Antonio Bordoni».
E cosi passo a ringraziare tutti i soci A.I.Fo di Pavia, compresi ovviamente i preziosi Amici di San Martino Siccomario e quelli di Trivolzio.
Ringrazio tutti gli amici della grande famiglia dell'A.I.Fo, quelli dell'Assemblea dei soci delegati, del CdA, dell'Ufficio di direzione, degli operatori, delle Commissioni, del Comitato di redazione, dei Coordinamenti, dei Gruppi e dei singoli soci di ogni Gruppo presente sul territorio italiano.
E grazie al dott. Enzo Venza, l'attuale presidente, ai presidenti che l'hanno preceduto, a mons. Antonio Riboldi, al giovane coordinatore regionale A.I.Fo della Lombardia Paolo Magoni.
Grazie a quei fratelli che, trovandosi nel bisogno, hanno accettato la nostra condivisione e il nostro impegno di lotta (quanta presunzione!) contro l'egoismo e l'indifferenza.
Che la gioia che viene dal donare, riempia i cuori dei donatori e li accompagni per sempre. Rammento che la generosità dei pavesi, in particolare di don Antonio e di don Carlo, ha di recente permesso di finanziare la costruzione di un Ospedale a Bhalki in India, dedicato all'A.I.Fo e alla città di Pavia.
Grazie, anche, a coloro che in tutti questi anni hanno lavorato con me, a coloro che mi hanno seguito e a coloro che mi hanno lasciato. Passo con gioia il testimone ai miei amici che sapranno continuare, con altrettanto zelo, ciò cui ho dato inizio tanti anni fa. A ciascuno di loro i migliori auguri di un proficuo lavoro a favore degli ultimi.
Grazie, infine, ai miei familiari; in particolare, a mia moglie Anna, e ai miei figli, Sara ed Enrico, la cui «pazienza in-finita» mi ha permesso di vivere questa irripetibile esperienza, che ha assorbito quasi tutto il mio tempo libero (da anni ho abbandonato anche l'hobby della pittura) e... la mia salute.
A conclusione, mi permetto di chiedere agli amici della sede nazionale di Bologna di aiutarmi a realizzare un «sogno» che coltivo da tempo: il mio desiderio sarebbe quello di poter finalmente incontrare di persona l'Abbé Pierre - il «frate dei poveri» - che ha fondato nel 1949 le Comunità Emmaus.
Confido nelle vostre quotidiane preghiere, carissimi Amici, affinché il mio cuore non si stanchi di domandare ogni giorno all'amore di Dio e della Madonna (la Mediatrice di Grazie, come mi ha recentemente scritto il Vescovo mons. Riboldi) non il perché di questa malattia, ma la forza di accettare e di portare la mia croce sul mio quotidiano calvario. Solo chiedo, anche per intercessione della terna «vincente» (che comprende il Servo di Dio Teresio Olivelli), di essere sereno e paziente, di non fare pesare sugli altri la croce (che è mia) e di non stancarmi.
Con un abbraccio riconoscente, mi è caro porgere a tutti il mio fraterno saluto e l'augurio sincero di ogni bene.
Emanuele Gallottisocio A.I.Fo del Gruppo di Pavia