Lotta al fumo con l'aiuto dei medici
PAVIA. Oggi non mancano le opportunità per chi vuole smettere di fumare. Sono 45 le strutture anti-fumo (ambulatori e centri veri e propri) che operano in Lombardia, organizzati presso le Asl, le Aziende ospedaliere, gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e la Lega italiana per la lotta contro i tumori. E' una delle iniziative lanciate dalla giunta regionale che si stanno sviluppando sul territorio, di cui si è parlato nell'annuale convegno sulla prevenzione del tabagismo, svoltosi la scorsa settimana alla Fondazione Maugeri per celebrare la «Giornata mondiale senza tabacco».
All'incontro ha partecipato anche la professoressa Maria Teresa Tenconi, docente di igiene all'Università di Pavia, da tempo impegnata nell'elaborazione di progetti per la prevenzione del fumo che vegnono realizzati nelle scuole (dalla materna alla media superiore). I centri antifumo operano con medici, psicologi, assistenti sanitari e sociali. Sono più di 120 gli operatori che seguono, con diverse modalità di trattamento, chi vuole togliersi il «vizio».
Nel 2002, sono stati circa 2.500 i fumatori che per smettere hanno scelto i centri: circa 900 a Milano città, 400 nella provincia milanese, seguiti da circa 300 per provincia nelle sedi di Mantova e Bergamo, da oltre 150 a Varese e Pavia, più di 100 a Cremona, mentre attorno o sotto quota 50 a Brescia, Sondrio, Lecco, Como.
Secondo i dati ufficiali pubblicati nel 2002, i fumatori in Lombardia sono una minoranza rispetto alla popolazione, ma con una percentuale tra le più alte in Italia.
Fuma infatti il 25.3% dei lombardi, contro una media nazionale di 23.7% fumatori su 100. Il 20,4% dei fumatori si può considerare un ex, ha cioè abbandonato la sigaretta, seppure in tarda età e dopo almeno vent'anni di fumo. Ma a mantenere alta la media ci pensano i giovani che iniziano a fumare tra i 15-24 anni e toccano una quota attorno al 25.1%.
Il fumo, secondo i sanitari, è direttamente responsabile del 85-90% delle morti per tumore al polmone, del 30% degli altri tipi di cancro, del 75% dei casi di enfisema e delle bronchiti croniche e del 25% delle morti per patologie vascolari nella fascia di età 35-70 anni.
C'è poi il fenomeno del fumo passivo, quello sofferto anche da chi non fuma, ma si trova accanto o in un ambiente assieme a un fumatore. Si calcola che i fumatori passivi in famiglia tocchino il 21% della popolazione. Tra questi a subire maggiormente, bambini e anziani. Circa la metà dei bambini italiani convive con almeno un fumatore. I danni dell'esposizione al fumo passivo dei bambini sono ormai documentati da autorevoli studi, in particolare per i piccoli affetti da patologie allergiche e
respiratorie.
Contro questa «dipendenza» la Regione da anni ha assunto una serie di iniziative, soprattutto sul fronte della prevenzione. Tra queste: «Liberi dal fumo», un progetto per la prevenzione nell'età evolutiva sperimentato in provincia di Pavia. L'iniziativa è articolata in 4 differenti programmi specifici per tipologia e grado di scuola, dalle materne alla scuola superiore. Nel corso dell'anno scolastico 2002-2003 il progetto è stato avviato in 90 classi delle scuola materna e nel 2003-2004 ha coinvolto 314 classi della scuola elementare e 162 della media inferiore. Gli indirizzi dei centri antifumo si possono trovano nel sito «www.sanita.regione.lombardia.it». (s.re.)