S'indaga sull'ultimo incontro di Pantani

RIMINI. C'è un sospetto nelle indagini che puntano ad accertare le cause della morte di Marco Pantani. Si tratta di un uomo che il 'Pirata" avrebbe incontrato nei cinque giorni nei quali si è rifugiato nel mini-appartamento del residence 'Le Rose" di Rimini, dove è stato trovato senza vita, alle 21.30 di sabato scorso. Di quella persona gli investigatori della squadra mobile di Rimini hanno una sommaria descrizione, pazientemente ricavata da alcune testimonianze.
Un uomo che il 'Pirata", molto probabilmente, incontrò appena arrivato in Riviera, il 9 febbraio, quando dal residence fece anche quattro telefonate: tutte nelle prime ore della sua ultima fuga. La caccia è ovviamente fra le persone che, appunto, hanno visto il campione nei suoi ultimi giorni di vita. Perchè dopo le voci confidenziali, è arrivata un'autorevole conferma del fatto che quella di Pantani «non è stata una clausura da suore di Santa Chiara», come ha detto in mattinata il Procuratore capo Franco Battaglino, rispondendo alle domande dei giornalisti. «Ha visto più di una persona», ha aggiunto. Cosi si cerca allora quell'uomo che - in via di ipotesi investigativa - avrebbe consegnato sostanze stupefacenti al campione. Pure su questo punto, anche in mancanza di analisi ufficiali sulle tracce di polvere bianca recuperata nella stanza di Pantani, le parole di Battaglino sono state più di un indizio. «Se la sua morte fosse stata conseguenza dell'uso di sostanze stupefacenti - ha argomentato il Procuratore rispondendo ai cronisti - purtroppo anche questa non sarebbe una sorpresa». Di assunzione di droga ha parlato anche un medico, parente della famiglia Pantani, che in un'intervista anticipata da 'Panorama" ha raccontato che il 'Pirata" faceva uso di crack. E che da mesi il campione non riusciva più a dormire. Uno sconvolgimento del ciclo veglia-sonno che getta ombre di doping: «Difficile negare - ha detto il medico al settimanale - che certa roba trasformi i ciclisti in tossicodipendenti. Cocaina e affini sono solo un passaggio necessario». Si spiegano allora le liti in famiglia che, raccontano alcuni, una volta fecero allertare anche i carabinieri. Ma non sarebbe una sorpresa per l'inchiesta - secondo Battaglino - scoprire pure che Pantani si è tolto la vita: «No, non sarebbe una sorpresa se si fosse suicidato perchè certamente era una persona in forte crisi. Questo è plausibile, d'altra parta si racconta anche che fosse una persona molto forte, desiderosa di vivere. Quindi anche l'ipotesi del suicidio non è detto che debba essere confermata». C'è un sospetto dunque, non un indagato. Dettaglio fondamentale chiarito dal pm Paolo Gengarelli, titolare dell'inchiesta: «Non ci sono svolte imminenti nelle indagini e non ci sono persone indagate». Per qualsiasi sterzata infatti bisognerà aspettare i primi risultati delle analisi tossicologiche e istologiche del medico legale, il professor Giuseppe Fortuni: solo quelle potranno infatti dare la certezza sulle cause del decesso di Pantani. E scrivere le eventuali accuse da contestare al sospetto.