UNA FOBIA NERAZZURRA
Si chiamano scontri diretti, valgono una differenza di sei punti in classifica e assai di più come generatori di morale e convinzione. Servono a produrre gerarchie, configurano la sudditanza psicologica che imprigiona ambienti e giocatori. Cosi che attribuirla alla classe arbitrale - la sudditanza - è quasi sempre puro scarico di responsabilità. Soprattutto l'Inter non le sa vincere ‘ste benedette partitissime. Il Milan, poi, i nerazzurri l'hanno battuto in campionato l'ultima volta 19 mesi fa, una vita in campo sportivo. Da allora due battute d'arresto in campionato (sempre per 1-0) e un pareggio e una sconfitta - fatale - nelle semifinali di Champions. Ecco perché ci finisce l'Inter nel mirino alla vigilia del derby della Madonnina. Lo scorso anno la banda di Cuper è arrivata seconda in campionato senza aver mai battuto i cugini (due sconfitte), la Juve (un pareggio e un 3-0 taglia-gambe) e le due romane (quattro pareggi). Vero. Il Milan di questi tempi è grigio; il Milan non ci fosse stato lo zampino combinato di Inzaghi e Tomasson nei quarti di Champions con l'Ajax avrebbe attraversato una crisi nerissima e stasera non sarebbe certo Ancelotti a stringere la mano a Cuper prima di accomodarsi in panchina. Milan che non ha ancora incantato in questo avvio di stagione, tra dilemmi tattici e frotte di giocatori cui il turn-over procura l'orticaria. Sembra aumentato, almeno nella regolarità necessaria per vincere lo scudetto, il divario tra la Juve (che nel pomeriggio ospita il Bologna) e le milanesi. E c'è una Roma che a Siena non vuole lasciarsi sfuggire l'occasione per continuare a tutta. Si, stiamo dicendo che un pareggio nel derby farebbe male sia ai nerazzurri che ai rossoneri.