Lavoro per le fasce deboli
PAVIA. Quattro corsi per facilitare l'inserimento lavorativo delle fasce più deboli. E' questo il poker di iniziative che l'E-qualità, il progetto promosso dall'Amministrazione provinciale di Pavia in collaborazione con la Casa del Giovane, ha avviato in questi giorni per fornire una concreta risposta alle esigenze di chi troppo spesso non riesce a trovare un serio sbocco occupazionale. E sono i numeri a confermare l'ottimo risultato: sessanta i giovani che verranno orientati su percorsi formativi di assoluta eccellenza.
Mesi di analisi e di valutazione da parte dello staff operativo hanno permesso di individuare proposte che rispondano concretamente alle esigenze del mercato. E soprattutto di ritagliare, per ogni singolo territorio, soluzioni in linea con le richieste del tessuto economico. A Pavia, in collaborazione con il Comune, si percorre la via dell'inserimento in laboratori di 32 persone che hanno scelto tra meccanica, elettronica, falegnameria, pelletteria, ristorazione ed amministrazione. In Oltrepo, in partnership con il Centro Adolescere, si mettono in campo invece le peculiarità di un recente acquisto della Provincia, la Tenuta di Casa Casarini; qui 16 alunni verranno, nel corso dei prossimi mesi, avviati alle tecniche di coltivazione di colture da fiore e da frutto, sia all'aperto che in serra. Doppio impegno in Lomellina dove, grazie all'impegno del Comune e della Caritas di Vigevano, si concretizzano due progetti che hanno quale obiettivo la creazione di una cooperativa sociale capace di creare occupazione stabile per 16 persone. Soddisfatto per i risultati ottenuti Riccardo Aduasio, direttore dell'Ats Equalità, che sottolinea: «La grande chanche che l'E-Qualità offre è quella di sperimentare percorsi innovativi che prevedano una forte alternanza tra momenti di formazione e momenti prettamente lavorativi prevedendo l'introduzione di spazi laboratoriali protetti. Le persone possono, in tal modo, avvicinarsi gradualmente al mondo del lavoro, mettendosi alla prova, condividendo con altri l'esperienza lavorativa e potendo contare sul costante supporto degli operatori». Sostegno ed aiuto costante sono, dunque, lo strumento che fa la differenza. «Anche perché il rischio concreto è quello che i soggetti disagiati diventino loro malgrado professionisti della formazione; si passa insomma da un percorso all'altro acquisendo competenze che non verranno mai spese. Una criticità che abbiamo individuato e che può essere annullata attivando un sistema di 'rete" che preveda l'integrazione di diversi soggetti pubblici, privati e del privato sociale in modo da poter mettere in campo differenti risorse e soprattutto diverse competenze». Un cammino virtuoso che annulla, o almeno riduce, le distanze tra mondi spesso lontani, «permettendo anche di favorire la conoscenza di strumenti legislativi per l'inserimento lavorativo affinché siano valorizzati ed utilizzati in modo più consapevole dal sistema produttivo territoriale e dagli Enti locali».