Una politica pulita per esaltare la temperie morale

Mario Melis (Tortolì 1921- Nuoro 2003) riappare oggi nella città che è stata la sua culla professionale e politica a fianco di Luigi Oggiano, il più umile e intelligente dei sardisti-autonomisti-federalisti nel solco tracciato da Camillo Bellieni. Con una lodevole intuizione di Fabrizio Mureddu, commissario dell'UniNuoro, ateneo cresciuto sotto il Gennargentu, gli viene intitolata la biblioteca dell'università sorta in un palazzo dove, negli anni truci del banditismo, si arrestavano latitanti, sequestratori e killer. Nemesi salutare con ottocento studenti che potranno consultare più di mille volumi regalati dai figli (Michela, Antonio e Laura) dell'ex presidente-mito sardista della Regione. Ateneo ieri e libri oggi che fanno dimenticare la pur necessaria parola Questura in quella più appagante di Cultura. Parola, quest'ultima, che Mario Melis evocava un giorno sì e l'altro pure, in Consiglio regionale, in Comune a Oliena, a Montecitorio o al Parlamento di Strasburgo, nei comizi da Carbonia a Olbia. Parlava di cultura e di "temperie morale". Era difficile che in qualunque suo intervento mancassero riferimenti a quelle tre parole legate a una concezione quasi calvinista della vita. ''Perché i soldi pubblicivanno gestiti con onestà". Con la "temperie" intendeva, visti i suoi studi classici e giuridici a Genova, quel movimento spirituale che, nell'Italia unificata, Giosuè Carducci aveva coniugato con la "temperie politica di sensi e bisogni nuovi". Bisogni che poi Enrico Berlinguer avrebbe definito "questione morale". La "temperie morale" esaltava l'onestà con Emilio Lussu, Pietro Mastino, Anselmo Contu primo presidente del Consiglio regionale, di Piero Soggiu, avvocato mazziniano che accompagnava a Bruxelles gli universitari sardisti per farli confrontare con i dirigenti Aicce (Associazione italiana del Consiglio dei Comuni d'Europa), personaggi che avevano riferimenti nazionali in Ugo La Malfa e Adriano Olivetti. Mario Melis - più giovane dei padri fondatori del Psd'Az (Mastino 1883, Bellieni 1893, Oggiano 1902) - era un politico da prima Autonomia, "autonomista non nazionalista" ripeteva perché "sappiamo che cosa hanno generato i nazionalismi del Novecento". Si sentiva "progressista a tutto tondo, sostenitore della sussidiarietà". Sardista col distintivo dell'Autonomia sempre al bavero della giacca. Mai avrebbe pensato di profanare e svendere lo stemma dei Quattro Mori consegnandolo al "venditore" di Arcore o a novelli populisti da felpa e citofono. Pulizia morale in famiglia e nel Palazzo, nelle grandi e nelle piccole cose. Nel novembre 1986 era a New York perché due enti regionali avevano proposto una mostra dell'artigianato in un albergo di Manhattan sotto le Torri Gemelle. Gli organizzatori si erano fatti accompagnare da familiari e famigli. Alla mostra non si presentò quasi nessun cronista americano o straniero. Non ne parlò alcun giornale. Un vero flop. Soldi pubblici buttati al vento. Melis, che spesso esplodeva in modo incontenibile, urlò nella hall. ''Avete speso un mare di soldi per far vedere a me gli anelli di Patteri di Dorgali e le collane di Mastroni di Oliena. Fate vedere a me i tappeti di Mogoro e Sarule? Ver-go-gna-te-vi". Il venerdì 21 novembre di 35 anni fa, col sole e la nebbia tra i grattacieli di New York, Melis è nel quartiere Turtle Bay di Manhattan. Varca la soglia del Palazzo di Vetro, sente di portare la Sardegna all'Onu dove hanno parlato Kennedy e Krusciov, alcuni Pontefici, Mao e Fidel Castro, Mandela e Kofi Annan. In quei giorni - segretario generale Onu il peruviano Javier Perez de Cuellar - impazzava l'Irangate con le armi americane vendute da Ronald Reagan a Teheran. Bufera sul Nicaragua. Melis è accompagnato dall'assessore socialista Emidio Casula. Lo seguono due cronisti sardi. È ricevuto da Maurizio Bucci, ambasciatore italiano, che gli presenta tutto lo staff dirigente. La sera prima incontro al 551 di Madison Avenue con imprenditori e giornalisti, era nata Sardinia Export con Confindustria, direttrice Maria Teresa Bocchetta, ordinazioni di pelati e granito, tappeti e sughero, vini e formaggi, panettoni Salvatore Murgia di Pula in vetrina nel megastore Bloomingdale's, incontri dei produttori sardi con i buyer di Armani e Gucci, Versace e Missoni, Cartier e Louis Vuitton. Melis discute col presidente della Camera di Commercio di New York Edward Cabot e il vice per gli affari internazionali Ronnie Golberg. Ci sono re del mattone della Grande Mela. C'è Costantino Nivola che calamita tanti imprenditori e artisti. C'è il console Francesco Corrias originario di Ghilarza. "Ho saputo del vostro successo ieri con gli industriali", dice Bucci a Melis. Che parla di Sardegna, della "qualità di prodotti genuini che ci farebbe piacere gli Stati Uniti acquistassero con regolarità". Melis parla di lavoro. "Le nostre industrie sono in affanno, la politica nazionale non ci aiuta perché manca un disegno industriale nazionale". Si citano Grazia Deledda e Antonio Gramsci. Poi tema emigrati:''Perdiamo le forze migliori,i giovani fuggono, vorremmo creare da noi una struttura industriale, vorremmo avere un turismo che lasci più ricadute nel nostro territorio, dobbiamo soprattutto incrementare le occasioni per far crescere i livelli di istruzione, aprirci alle tecnologie". Il giorno dopo incontro con gli emigrati nel New Jersey, contea di Sussafolk. Ci sono John Giagu di Pattada, vicepresidente della Medical Action Industries Inc. C'è Giuseppe Pomata direttore di sala al Mayfair della 53.ma Avenue di New York. Sembra di risentire Melis, accorato: "Tornate in Sardegna, abbiamo bisogno della professionalità che avete acquisito sul campo, dobbiamo imparare da voi, l'emigrazione vi ha reso migliori". A cena - facendo il punto sulla visita all'Onu e sull'incontro con gli emigrati - Melis aveva detto: "Dobbiamo essere più presenti nel mondo, gli Stati Uniti sono un bel mercato.'' Ma occorre produrre,e noi produciamo poco". Era tornato sulla "necessità di aprire, facendo conoscere l'isola per il suo ambiente, non solo per vini e formaggi". Aveva ripreso a parlare di Gramsci ("il libro di Fiori me l'ha fatto conoscere nella sua immensità di pensatore mondiale"). Citazioni a memoria, quasi perfette: "Quanto sono importanti quelle tre parole istruitevi, istruitevi, istruitevi. Le metterei nel municipio di ogni paese sardo. Dobbiamo ringraziare in eterno Paolo Dettori per la legge sul diritto allo studio. Con leggi di quello spessore dobbiamo proseguire". E ancora Gramsci: "L'indifferenza è abulia, parassitismo, non è vita. Io sono vivo, sono partigiano, odio gli indifferenti". Aveva ricordato un'altra frase del pensatore di Ales: "Anche se fossi condannato a morte studierei una lezione di lingua cinese, perché sono pessimista con l'intelligenza e ottimista con la volontà". Oggi, il primo e ultimo presidente sardista, avrebbe motivi di pessimismo.Ma la volontà è anche a Nuoro con l'università perché, ripeteva Melis, "si cresce con la cultura".