«Avanti l'alleanza con il M5s»

ROMA Il Germanicum, la legge elettorale proporzionale su cui spingono Pd, M5s e Iv, inizia l'iter parlamentare domani alla Camera. Ma la vera attesa di tutta la politica è rivolta a mercoledì, quando la Corte costituzionale deciderà sull'ammissibilità del referendum della Lega che va in direzione diametralmente opposta, instaurando un maggioritario puro. Un elogio da parte di Matteo Salvini del Mattarellum è stato letto in Transatlantico sia come un modo per influenzare la Corte per farle ammettere il referendum, sia come un'apertura alla maggioranza nel caso opposto di bocciatura del quesito. Domani la Commissione Affari costituzionali di Montecitorio sarà teatro del primo atto del Germanicum. A difendere l'impianto proporzionale del Germanicum è stato Dario Franceschini, secondo il quale questo sistema potrebbe favorire una alleanza tra i due soggetti, magari dopo le urne: «Il sistema proporzionale con sbarramento al 5% pone vincoli meno stringenti prima delle elezioni, si può andare separati, ma poi torna il tema delle alleanze, da preparare prima». ROMA La maggioranza abbandona i lavori sul caso Gregoretti. I 10 senatori di M5s, Pd, Leu e gruppo Misto hanno lasciato, per protesta, la riunione della Giunta delle immunità del Senato dopo che è stata respinta la richiesta del M5s di avere ulteriori documenti sulla salute dei 131 migranti bloccati l'estate scorsa per 4 giorni sulla nave della Guardia costiera. Contestano inoltre la decisione di convocare l'ufficio di presidenza per decidere l'eventuale rinvio del voto a dopo le Regionali del 26 gennaio, nonostante l'assenza annunciata del capogruppo di Leu Pietro Grasso. Sono sempre più in bilico i tempi del verdetto sull'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini: verdetto richiesto dal tribunale dei ministri di Catania e previsto, al momento, entro il 20 gennaio (a metà febbraio, quello definitivo dell'Aula). Ad accendere i toni sono state le parole del premier sulla vicenda del ritardato sbarco. In un'intervista al Corriere della sera, Conte chiarisce: «Tutta la fase decisionale è stata gestita dall'allora ministro dell'Interno, che l'ha anche rivendicata». Durissima la replica di Salvini: «A me la gente che perde l'onore e sacrifica la sua dignità per salvare la poltrona, fa un'immensa tristezza», replica in un comizio dall'Emilia. di Luca Laviola wCONTIGLIANO (RI) Il governo giallorosso «va avanti solo se il Pd lo sente come proprio, anche come incubatore di una alleanza politica» con il M5S, dice Dario Franceschini. «Posso auspicare - sembra fargli eco Giuseppe Conte dalla Turchia - che questa esperienza possa, per affiatamento e sempre maggiore coesione, far nascere anche un processo politico sempre più definito».La «benedizione» del premier su un più duraturo rapporto tra cinquestelle e dem arriva dopo che il capodelegazione Pd al governo ha tracciato nel primo giorno del seminario di Contigliano (Rieti) la linea strategica per il proprio partito: insistere per un accordo di lungo periodo con il MoVimento. «Non ci si può fermare perché dicono no a un'alleanza - afferma il ministro - bisogna andare avanti anche quando riceviamo dei no».E la legge elettorale proporzionale disegnata può aiutare, secondo Franceschini. Con Nicola Zingaretti i ministri e molti parlamentari Pd di tutte le correnti si ritrovano all'Abbazia di San Pastore per fissare i punti da portare alla verifica di governo dopo le elezioni regionali. «Vogliamo un'agenda di legislatura», dirà poi il vicesegretario Andrea Orlando.I temi sono lavoro - con nuove risorse sul taglio del nucleo fiscale -, ambiente, scuola, e la modifica dei decreti sicurezza, invocata a gran voce anche dalle Sardine. «I nostri pilastri a cui torniamo», sintetizza Francesco Boccia. «Finiamola con l'idiozia della mancata discontinuità - aggiunge Franceschini - c'è su tutto, sull'Europa, sull'immigrazione. Sui decreti sicurezza, partiremo dalle osservazioni di Mattarella e poi il Parlamento interverrà».E proprio sull'intervento sulle leggi simbolo di Matteo Salvini si prospetta un'altra convergenza con Conte. «Ogni momento è buono per lavorare alla revisione», dice il premier, «soprattutto depurandoli di alcune previsioni aggiuntive che non hanno nulla a che vedere con l'impianto inizialmente previsto» e portato in Consiglio dei ministri. Non escludendo di andare oltre le indicazioni del Colle. «Per più ampie riflessioni dovremo trovarci intorno a un tavolo - risponde - per capire come, perché e dove intervenire».Mattia Santori, dopo aver insinuato che il governo rimandi la revisione dei decreti sicurezza come fece il centrosinistra sul conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, plaude alle aperture di Zingaretti per la 'rifondazione' Pd. «Fa bene a proporre un approdo», dice il leader delle Sardine. «Non vogliamo nè annettere nè includere nessuno», gli risponde il leader dem, riconoscendo «un atteggiamento di grande correttezza». La questione del nuovo Pd sembra sullo sfondo in abbazia, ma sull'alleanza con M5S bisognerà vedere come la vedrà il correntone di Lorenzo Guerini, Base Riformista. Intanto il ministro della Difesa dice chiaro che «il Pd non dovrà essere solo la nuova pagina della storia di un solo partito fondatore». E a molti sembra che parli dei Ds. E poi no alla «caricatura» di un partito modello Corbyn dileggiato da Matteo Renzi, ma no anche a parlare solo di protezione sociale - lo ha fatto molto Franceschini - e non anche di crescita.