POLITICA

di Michele Esposito w ROMA Atlantismo, continua ricerca di una soluzione diplomatica, ancoraggio alla necessità di una strategia Ue: con questi tre passi Giuseppe Conte prova a ritagliare all'Italia un ruolo attivo di fronte alla crisi Usa-Iran e a quella libica. E, anche per questo, il capo del governo fa un implicito appello alle forze di maggioranza: smorzare le polemiche interne in un momento che, a livello internazionale, è di emergenza. Allo stesso tempo è ancora una volta con la Germania che Roma cerca di fare asse. Conte e la Cancelliera Angela Merkel hanno una lunga telefonata, concordando i punti principali della loro visione sia sulla Libia che sull'Iraq. La situazione a livello internazionale, raccontano fonti di governo, è di stallo e qualsiasi mossa va valutata «in progress». Nella telefonata con Merkel Conte fa un punto della situazione in maniera complessiva. «È stata ribadita la necessità di elevare al massimo la pressione diplomatica per promuovere quella soluzione politica che si vorrebbe affrontare nel corso della programmata Conferenza di Berlino», si legge in una nota di Palazzo Chigi. Sull'Iraq, Conte e Merkel condividono «l'importanza di mantenere il necessario impegno a favore della stabilizzazione della Regione e del contrasto al terrorismo, nel rispetto della sovranità irachena». Tradotto. Nel rispetto dell'indipendenza di Baghdad i soldati italiani in Iraq resteranno. Del resto, già nella telefonata con il presidente Salih Conte aveva anticipato il suo pensiero. E, nell'intervista a Repubblica, il premier sottolinea «la funzione essenziale» svolta dai militari italiani nella Regione. Nessuna decisione in contrasto con le direttive Nato e con le scelte di Donald Trump, quindi, per un governo che nella crisi internazionale più profonda degli ultimi anni si scopre comunque ancorato ai rapporti transatlantici. Con un appendice. «È prioritario promuovere un'azione europea forte» per la de-escalation, spiega il capo del governo. Diverso lo scenario libico, dove Conte ribadisce la posizione di ferma equidistanza - nel pomeriggio sente anche Mohamed bin Zayed Al Nahyan, sceicco di quegli Emirati che sono tra i sostenitori del generale Haftar - da parte dell'Italia. Il rischio, si sa, è essere tagliati fuori da Stati come Turchia, Egitto, o anche Francia. E, non a caso, Conte concorda con Merkel una formula che sembra un invito implicito a non fare passi in avanti unilaterali: sulla Libia «c'è l'esigenza di uno stretto raccordo Ue». In questo quadro il presidente del Consiglio opta per rinviare uno dei nodi più spinosi del governo. Il vertice sulla prescrizione slitta dal 7 al 9 gennaio. «Questione di agende», riferiscono fonti di governo ma il rinvio potrebbe servire a tutte le parti ad arrivare alla riunione decisiva con uno schema che porti almeno ad una bozza di compromesso. Anche perché, sulla giustizia, Pd e M5s restano lontani e il pressing di Iv è costante. «Siamo pronti a discutere se c'è la volontà di correggere questa barbarie giuridica. Altrimenti voteremo la proposta Costa», avverte Luciano Nobili. Se sulla prescrizione Conte sarà chiamato a mediare, sul nodo Autostrade la posizione del premier si avvicina quella M5s: «Ci sono state negligenze gravi e imperdonabili», spiega. Il Pd, da qualche tempo, sembra essersi allineato e il rischio, per Iv, è restare isolato. Anche perché, di fronte alle rimostranze di Matteo Renzi, Conte tira dritto: «Vuole offrire un contributo? Ora abbiamo l'occasione per farlo». Il punto, per il premier è lo stesso dell'inizio dell'era giallo-rossa: non sprecare la chance per attuare riforme attese. «L'instabilità è un danno di cui rispondere davanti agli italiani», avverte Conte.