Un milione in piazza contro la Brexit

di Alessandro Logroscino wLONDRA Avanti in marcia per tornare indietro. Il popolo pro Remain rilancia in massa, nel cuore di Londra, la sua sfida a una Brexit sempre più nebulosa con l'obiettivo di sempre: un secondo referendum, un altro «People's Vote», destinato nelle speranze di chi non ha mai accettato il risultato del 2016 - e men che meno l'accetta nel caos di oggi - a riportare il Regno esattamente dov'era 3 anni fa. Dentro l'Ue. Una ribellione colorata e pacifica, ma anche allarmata e stufa fino allo sdegno verso i bersagli di rito: su tutti la vacillante quando cocciuta premier Theresa May. Un moto popolare che porta in strada «oltre un milione di persone», stando ai promotori. Più dei 700.000 rivendicati nell'analogo raduno dell'ottobre 2018, qualcosa che non si vedeva in Gran Bretagna dalle oceaniche proteste contro la guerra in Iraq di Tony Blair e George W. Bush del 2003. Una folla in carne ed ossa sostenuta dall'esercito virtuale (ma reale) dei quasi 4,5 milioni di sottoscrittori della petizione online al Parlamento per la revoca dell'articolo 50, ossia l'atto di divorzio da Bruxelles, lanciata a costo di qualche minaccia di morte dalla 77enne accademica in pensione Margaret Georgiadou e arrivata a toccare in questi giorni un record assoluto di firme. Partiti di da Hyde Park, i partecipanti del corteo si sono infine riversati (almeno quelli che sono riusciti a trovare posto) in Parliament Square, di fronte al palazzo di Westminster. Il luogo in cui l'accidentato cammino in direzione della Brexit dovrebbe essere deciso la prossima settimana sullo sfondo di uno stallo e di veti incrociati che peraltro hanno indotto la stessa May, in una lettera inviata venerdì ai deputati, a non escludere la cancellazione del preannunciato terzo tentativo di ratifica dell'accordo raggiunto con i 27. E a rimettere in gioco tutte le alternative, prima di far scadere il breve rinvio a doppia opzione (22 maggio con approvazione dell'intesa, 12 aprile senza) appena concesso dall'Ue: da quella del temutissimo no deal a quello di passare la palla alla Camera con una serie di «voti indicativi» su piani B di vario tipo. Un groviglio spinosissimo che questa volta potrebbe davvero sfociare anche nelle dimissioni di May. Secondo uno scenario che Downing Street insiste a smentire, a dispetto delle indiscrezioni del Times o del sito Buzzfeed. Un groviglio che il popolo di Parliament Square, e il fronte politico trasversale che lo sostiene, ritiene del resto di poter sciogliere in un solo modo: ridando la parola agli elettori. In una sorta di rivincita referendaria rispetto al responso del giugno 2016 che May continua a escludere come «un tradimento» della volontà popolare, ma che quanto meno una parte di popolo mostra per le strade di Londra d'invocare a gran voce. Fra i leader più applauditi,il sindaco di Londra, Sadiq Khan, laburista di radici pachistane che nel su intervento dal palco non esita a dichiararsi «orgogliosamente cittadino europeo».