Senza Titolo

di GIANNI BAZZONI Le statistiche ci ricordano in maniera impietosa che da anni la Sardegna detiene il primato nazionale degli omicidi. Un rapporto freddo costruito sui numeri, il rapporto è tot morti ogni 100mila abitanti. La provincia di Nuoro, per esempio, viene prima di Crotone, di Catania, di Ragusa e di Napoli per quanto concerne gli omicidi volontari. I numeri aiutano a riflettere, a ragionare sul fatto che ci sono ancora realtà della Sardegna dove la vita umana non ha alcun valore e ci sono " giudici" non autorizzati che decidono, eseguono o fanno eseguire sentenze di morte. Spesso per banalità, per vicende che gli investigatori non arrivano neppure a immaginare subito tanto c'è sproporzione tra la condanna e il reato. L'esecuzione dell'altra sera a Ittireddu (appena dopo l'omicidio di Busachi) riapre un fronte che sembrava ormai chiuso, almeno in piccolissime e tranquille realtà, dove gli omicidi sono un ricordo che si perde nel tempo. Alessio Ara, 35 anni, è stato ucciso da un sicario davanti alla casa della mamma dove era tornato dopo un periodo trascorso a Bonnanaro, che dista davvero poco da Ittireddu. Una scelta - quella di togliere la vita nei luoghi familiari e in prossimità delle feste - che si rinnova in maniera terribile. Perché non è solo il delitto eseguito come sentenza che deve valere, ma c'è anche l'affermazione del dolore stampato sul calendario e inserito nel luogo di frequentazione comune. Per non dimenticare mai. Così si eseguono le sentenze in Sardegna, e non è un problema di Barbagia o di altre zone dell'Isola scritte nella storia. L'andamento del fenomeno risulta, purtroppo, tendenzialmente costante e uno studio dell'Osservatorio Sociale sulla Criminalità in Sardegna dell' Università di Sassari (datato 2015) sottolinea: tra le ragioni che in Sardegna spingono all'annientamento fisico spiccano significativamente i futili motivi (4 casi su 10) e in oltre la metà dei casi c'è una conoscenza tra vittima e autore. É così anche per l'omicidio di Alessio Ara: la sua vita è stata spazzata via mentre andava dalla madre, alla quale lo legava un affetto straordinario, a pochi giorni dal Natale. Il giovane non ha precedenti penali, solo una banalità. Giusto qualche amicizia chiacchierata, come tanti. E chi l'ha ucciso lo conosceva bene, tanto da arrivargli di fronte per eseguire la sentenza di morte. Senza pietà, al tempo della vita senza valore.