Il Qatar a Pigliaru: «Pronti a investire»

di Guido Piga wOLBIA Si sono visti, per la prima volta. Si rivedranno ancora. Discuteranno, si confronteranno alla luce del sole, "vorremmo fare questo", "questo si può fare, questo no". Ma sino alla fine del 2016 (almeno) la Costa Smeralda rimarrà così come è. Perché in questo tempo la Regione dovrà preparare la nuova legge urbanistica, la "bibbia" che cancellerà le leggi vecchie di 30 anni e dirà che cosa si può costruire (dove e come) e cosa no. E perché il Qatar - che pure nel frattempo potrebbe, piano paesaggistico alla mano, ristrutturare quello che ha, dal borgo di Porto Cervo agli hotel - ha un piano a "lungo termine" e, dunque, preferisce avere chiaro come può muoversi a 360 gradi; il tutto per evitare incidenti, anche per via dell'inchiesta ancora in corso per abusi edilizi. Abdullah Mohammed Al Thani - il nuovo capo del fondo d'investimento del paese arabo Qia (Qatar investment authority), 250 miliardi di dollari di dotazione - ieri ha visto il governatore Pigliaru. Un vertice voluto dal primo per capire dalla politica sarda quale può essere il futuro della Costa Smeralda, un investimento fatto dai suoi predecessori tre anni fa, capace per ora di portare ricavi in media di 75 milioni all'anno e perdite per 24 milioni nell'ultimo biennio per via degli ammortamenti. Nonostante tutto, anche un buon affare, se non altro come immagine in Europa. Abdullah Al Thani e Pigliaru si sono incontrati alle 12 nel palazzo dell'ex provincia di Olbia, presenti anche i sindaci di Olbia (Gianni Giovannelli) e Arzachena (Alberto Ragnedda), gli assessori regionali all'Urbanistica (Cristiano Erriu) e al Turismo (Francesco Morandi). Alla fine del vertice a porte chiuse, tutti contenti. Soprattutto per due punti. Il Qatar intende puntare ancora sulla Costa Smeralda (e sull'acquisto di Meridiana). E la Regione è felice di sostenere un investitore internazionale, anche se per la parte urbanistica, ovvero per le nuove costruzioni, tutto andrà fatto nel rispetto del piano paesaggistico. Riassume Pigliaru: «Abbiamo condiviso che il principale problema del turismo è allungare la stagione, nel pieno rispetto della qualità ambientale - scrive in una nota per la stampa -. La Regione favorisce lo sviluppo sostenibile, che dia lavoro e sia strumento di crescita. Per questo seguiamo con grande attenzione ogni investimento che condivida con noi questa prospettiva. Come con tutti gli imprenditori seri, siamo pronti a fare la nostra parte, ovvero creare un contesto favorevole, dando risposte in tempi certi e garantendo chiarezza normativa». Felici i due sindaci, soddisfatto il capo del fondo Qia, accompagnato in questa missione da Franco Carraro, presidente delle società della Costa Smeralda. Tutto bene, quindi? La base di partenza è ok, dicono le tre parti. Ma il cammino sarà lungo. Niente ruspe in movimento subito, niente cantieri aperti. Perché ci sono due percorsi, non necessariamente in conflitto. Il primo, con il piano paesaggistico, permette al Qatar di ristrutturare le costruzioni esistenti: come il centro di Porto Cervo. Un'opzione possibile. Perché la Regione metterà su una "commissione tecnica" aperta ai Comuni per capire, progetto dopo progetto, cosa si può fare. Il Qatar ha gradito. «Quelli del Qatar ci hanno detto: diteci voi cosa volete che facciamo. È la nostra posizione da sempre, dà un ruolo al Comune e alla Regione» riassume Ragnedda. Il secondo percorso, con la nuova legge urbanistica, farà capire che cosa (e se, e come) si potrà costruire in Costa Smeralda. La nuova legge è quasi pronta: dovrà andare in giunta per il primo via libera, poi - dopo un dibattito aperto - in consiglio regionale per quello definitivo. Tempi? Entro il dicembre del 2016. Quale strada sceglierà con decisione il Qatar? Abdullah è stato chiaro dopo il vertice: «Il nostro è un investimento nel lungo periodo». Da Porto Cervo la traduzione che arriva è questa: «Condividiamo tutto il percorso con la Regione e i Comuni. Solo alla fine di questo cammino comune, potremo dire che cosa vogliamo fare. Perché solo allora avremo la certezza di quello che possiamo fare». L'impressione è: nessun piccolo progetto di ricostruzione ora, ma uno grande di nuove costruzioni per i prossimi anni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA