Nella top ten nera della criminalità

di Pier Giorgio Pinna wORUNE Violenze spietate da cuore di tenebra. C'è un aspetto che spicca su tutti nell'andamento dei processi delinquenziali in Barbagia: per numero di omicidi Orune resta in vetta alle statistiche negative dell'isola e di gran parte delle aree più a rischio d'Italia. Negli ultimi 10 anni in Sardegna l'affiancano nel poco invidiabile primato solamente Olzai, Onifai, Irgoli, Loceri. Nel suo caso il "tasso specifico di criminalità" per questo tipo di reati supera il 213 per cento. Che cosa significa esattamente? Il parametro è costruito sul rapporto tra densità demografica e fatti di sangue. Dal 2005 a oggi, in un centro che conta poco più di 2.400 abitanti, ci sono stati 5 delitti, in media uno ogni 2 anni. Percentuale che fa sprofondare un paese di intellettuali del peso di Antonio Pigliaru e di scrittori come Bachisio Zizi ai livelli neri delle regioni dominate da Cosa Nostra, Camorra e 'Ndrangheta. Statistiche. I dati derivano da un aggiornamento, alla luce dei più recenti sviluppi di cronaca, del Quarto rapporto sulla criminalità in Sardegna. Indagine svolta dall'Osservatorio sociale dell'università di Sassari a cura di Antonietta Mazzette e del suo staff di specialisti. Un dossier che reca come sottotitolo Reati, autori e incidenza nel territorio. Lo studio analizza i diversi aspetti del fenomeno. E registra importanti parallelismi con altri periodi del passato, quando in qualche caso le cose si sono rivelate persino peggiori delle attuali. Valutazioni dalle quali si ricava che dal 2005 nell'isola ci sono stati oltre 200 agguati mortali, che ci sono zone immuni da massacri e carneficine, e che invece ne esistono tante altre disseminate di croci dopo micidiali imboscate. Numeri. Se nel complesso efferati delitti su scala regionale sono in calo rispetto ad altre fasi più cruente, nell'esame della situazione in Barbagia il quadro di Orune è risultato allarmante sin da quando, alla fine dello scorso anno, il report del dipartimento di Scienze politiche è stato presentato pubblicamente. Rilievi e accertamenti. L'analisi degli omicidi, all'interno del più ampio e ponderoso studio sulla criminalità in Sardegna, è stata portata a termine dalla ricercatrice Sara Spanu. La quale, al termine del suo lavoro, ha dovuto innanzitutto annotare come l'omicidio, «forma estrema di manifestazione della violenza e uso privato della forza», sia dal punto di vista sociologico accomunabile «alla fattispecie del reato tentato, che resta invece distinto sotto il profilo penale». Dettagli. Particolare certamente non di poco conto, se si considera che la volontà di uccidere esiste in entrambi i casi. E che quindi ai fini dello studio di un determinato contesto alcuni fattori di fondo restano omogenei nell'ottica dei sociologi. Cifre. Sara Spanu ricorda poi che, dal punto di vista dell'incidenza dei delitti rapportata all'esiguità della popolazione, il Nuorese e l'Ogliastra si collocano ai vertici delle statistiche. E all'interno di queste realtà un paese come Orune in termini assoluti segue di poco come numero di omicidi (5 in 10 anni, va ricordato) comuni sardi capoluogo con moltissimi più abitanti. Come, per esempio, Cagliari, Sassari e Nuoro. Analisi e sviluppi. Né il discorso cambia di molto se agli assassinii effettivamente portati a termine si sommano gli agguati tentati ma non riusciti. Anche in questo caso Orune si colloca ai primi posti negativi e segue di poco - sempre in termini assoluti e non percentuali - le maggiori zone metropolitane dell'isola: Cagliari-Quartu, Sassari-Alghero, Olbia e, in minor misura, la stessa Nuoro. Tuttavia in queste drammatiche graduatorie Orune precede largamente altri ex paesi del malessere, ancora contrassegnati però da alti tassi delinquenziali: come Arzana, Desulo, Mamoiada, Lula, Orgosolo. Disamistades. Solo ripensando all'epoca delle faide la situazione può apparire meno grave. Ma alla luce dei risultati raccolti dall'Osservatorio, se si considerano l'aumento degli omicidi e altri fattori di rischio, una cosa è certa: oggi per Orune trovare un po' di pace è più una speranza che un dato realistico. Ed è davvero un peccato dopo la mobilitazione civile di tanti ragazzi del paese negli ultimi anni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA