Saremar, Deiana rassicura La Maddalena

di Giampaolo Meloni wINVIATO ALLA MADDALENA Per il 2015 non ci sono rischi per il personale, per i servizi e per le navi. Ma il 31 dicembre scade improrogabilmente la possibilità di tenere i collegamenti in affidamento alla Saremar. La società di navigazione dovrà uscire dallo scenario dei collegamenti tra la Sardegna e le isole minori La Maddalena e Carloforte, dove oggi alle 18 si terrà la seconda delle riunioni in programma. Dal primo giorno del 2016 la situazione sarà cambiata, con la gestione affidata a chi vincerà il bando di gara. «Non è un bel momento ma non andrà a finire male», così l'assessore regionale dei Trasporti Massimo Deiana rassicura la folla di cittadini, amministratori locali e marittimi che hanno riempito la sala del consiglio comunale spaventati dall'eventualità di perdere lavoro e servizi di qualità. Glielo hanno detto prima della riunione, accogliendolo in piazza all'arrivo in municipio. E lo hanno ripetuto nel dibattito. Deiana ribadisce le garanzie sul percorso intrapreso dalla Regione, non tanto per scelta politica, dice replicando alle obiezioni in sala, quanto perché la procedura non lascia scampo. «È un falso problema – spiega l'assessore – parlare di privatizzazione, Saremar è destinata a essere venduta». Il destino è segnato nelle carte. Il 24 gennaio del 2014 la Regione si trova con Saremar condannata a risarcire 13 milioni e 800mila euro, il buco di bilancio che proviene dalla Flotta sarda generata dalla giunta Cappellacci, che su questa avventura aveva traghettato il finanziamento annuale alla società di trasporto. Da quella che Deiana definisce «un'operazione velleitaria» deriva il debito della Saremar nei confronti della Regione. Ma la società non è in grado di onorare, la Regione trasferisce il credito a Equitalia che lo ha iscritto a ruolo e che lo esige. «A questo punto non abbiamola alcuna possibilità di intervenire sull'entità del debito né sulla procedura», risponde l'assessore a chi contesta un atteggiamento pilatesco della Regione. Saremar propone di restituire il 10 per cento dell'intera somma. Seguono ricorsi al Tar, sollecitazioni della Corte dei conti e alla Corte di di giustizia europea. Ora la causa pende dinanzi al Tribunale. «Tutto è trascinato da un'operazione suicida», insiste Deiana richiamando ancora il caso Flotta sarda, che ha piegato irrimediabilmente l'equilibrio dei conti che fino ad allora Saremar vantava al netto dei 14 milioni all'anno. L'insolvenza fa la differenza rispetto al fallimento. Ecco perché non si può parlare di privatizzazione. Si tratta di una procedura concordataria con liquidazione dei beni e sparizione della Saremar (il 27 maggio ci sarà l'assemblea dei creditori per approvare il concordato). Non è un'invenzione della Regione, ma l'obbligo sancito dalla Commissione europea in quanto non essendoci possibilità di restituire la somma, la Saremar deve recuperare vendendo le navi. Da qui la strada obbligata per la Regione: il bando di gara per l'affidamento dei servizi di collegamento ai privati. Non c'è nulla di salvabile. Nella procedura di concordato gli asset di Saremar sono le navi, e non essendoci affidamento in proroga (peraltro già ribadita) non possono essere considerati asset i contratti di servizio. Il bando per affidare la gestione dei collegamenti potrebbe essere pubblicato entro l'estate, per arrivare alla scadenza della gestione in proroga della Saremar fissata al 31 dicembre 2015, e assegnare le tratte in base al capitolato che dovrà prevedere la definizione del numero delle corse giornaliere, orari e tariffe. L'assessore garantisce che nessun posto di lavoro sarà perso e che nel bando saranno previste premialità per gli armatori che decideranno di "riassorbire" tutto o in parte i 160 dipendenti, che invece chiedono una società mista pubblico-privato, magari attraverso il concorso dell'Arst. «Ma non sono armatori e non possono partecipare alla gara», esclude Deiana. ©RIPRODUZIONE RISERVATA