Sughero e pecorino dove l'export tira

di Guido Piga wOLBIA Gli stranieri amano il mare della Gallura e del Sassarese. Ma anche due loro marchi di fabbrica: il sughero e il pecorino. Perché nell'economia sofferente dell'Isola quei due prodotti, i tappi e le forme di formaggio, continuano a tirare. Sono la voce positiva (seppure con qualche flessione) dell'export del nord Sardegna, così come certificato dalla banca dati dell'Ice (Istituto del commercio estero). Un database in cui - in mezzo agli incroci che le merci seguono per arrivare o partire - spuntano molte curiosità: in Gallura si importa molto pesce (tonno dalla Filippine, non dal Giappone) e molte aragoste (da Thailandia e Mauritius); nel Sassarese carbone (nello specifico, antracite) da Russia e Colombia. In rosso. Tra import ed export, la seconda voce è negativa. Non è una novità. Nell'ultimo periodo messo a disposizione dall'Ice, quello da gennaio a settembre del 2014, il saldo è in rosso a livello regionale: 3 miliardi di euro di differenza tra le merci in uscita (pari a 3,5 miliardi) e quelle in entrate (6,5 miliardi). Nel Sassarese, 164,5 milioni di import, 99 milioni di export: quasi 65 milioni sotto. In Gallura 54,5 milioni di import, 26,7 di export: 27,8 milioni di passivo. Rispetto allo stesso periodo del 2013, il saldo è percentualmente più negativo: 25% contro 22,5% nel Sassarese; 34,2% contro 29,8% in Gallura. Che cosa va. Eppure non tutto va male. Alcuni prodotti continuano a tirare nel mercato mondiale, seppure con qualche segno di flessione. I prodotti alimentari sono il punto di forza del Sassarese. Il distretto del pecorino giganteggia: in nove mesi, sono usciti prodotti per 49 milioni di euro (51 milioni nei primi nove mesi del 2013). Il doppio, per dare un'idea, dei prodotti chimici, seconda voce ferma a 24 milioni. L'industria più antica che primeggia ancora su quella "importata". In Gallura non c'è partita: il sughero è l'unico settore che vende: export pari a 15 milioni da gennaio a settembre del 2014 (quasi +1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente). I prodotti alimentari sono al secondo posto, con soli 2 milioni, ma perché il tonno di Olbia, per esempio, ha un mercato quasi tutto italiano. America e Francia. Una volta tanto, Sassarese e Gallura sono accomunati da qualcosa: i loro partner commerciali. Stati Uniti e Francia sono i primi mercati di sbocco. Negli States finiscono 35 milioni di pecorino (+6%). Un mercato in cui si muove bene anche il sughero gallurese (4 milioni di tappi, trend in crescita: +8%); seconda piazza, gli Usa, dopo la Francia (5 milioni di export, in calo: -13%). Import, Russia e Asia. Il Sassarese importa carbone (antracite) per Porto Torres. Dalla Russia (42 milioni: -22%). Nessun problema per il blocco dei commerci con Mosca, per ora. La Gallura fa arrivare molto pesce. Tonno dalle Filippine (7,5 milioni, cifra stabile), paese preferito dalla fabbrica As do Mar, che non tratta con il Giappone. E molti crostacei da Thailandia e Mauritius (qualche milione). Meridiana. Una curiosità. La Gallura importa aerei (o suoi pezzi) dagli Usa: dai 5,5 milioni del 2008 si è scesi a 900 mila euro nel 2014. La crisi di Meridiana pesa. @guidopiga ©RIPRODUZIONE RISERVATA