Imu agricola, inversione di rotta

di Andrea Scutellà wROMA Decisione lampo del Consiglio dei ministri: circa 2mila Comuni in più - 3.456 di oggi contro i 1.498 di ieri - potranno beneficiare dell'esenzione totale dall'imposta patrimoniale. Ci sarà tempo fino al 10 febbraio, invece, per chi dovrà saldare l'intero - o il parziale - importo dell'Imu agricola. La querelle. La tassa sarebbe scaduta lunedì 26 gennaio, termine fissato alla sospensiva del Tar del Lazio al decreto ministeriale del 28 novembre 2014, che stabiliva i criteri altimetrici per il pagamento del tributo agricolo. Il 21 gennaio, a 5 giorni dalla scadenza, il Tar avrebbe dovuto decidere definitivamente sul provvedimento, ma, rinviando la sentenza, aveva di fatto condannato gli agricoltori al pagamento. L'incontro. È stato decisivo l'incontro tra il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina e il titolare del dicastero dell'Economia Pier Carlo Padoan. Trovato l'accordo in meno di un'ora, il Consiglio dei ministri ha approvato il provvedimento che prevede l'esenzione "ai terreni agricoli, nonché a quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati come totalmente montani, come riportato dall'elenco dei comuni italiani predisposto dall'Istat" e "ai terreni agricoli, nonché a quelli non coltivati, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, di cui all'articolo 1 del decreto legislativo del 29 marzo 2004 n. 99, iscritti nella previdenza agricola, ubicati nei comuni classificati come parzialmente montani, come riportato dall'elenco dei Comuni italiani predisposto dall'Istat". La frenata. Le regole d'imposta si applicano a partire da quest'anno, ma valgono anche per il 2014. E, per non creare ulteriori polemiche, gli esenti del decreto del 28 novembre resteranno tali, anche qualora non lo fossero con il ritorno alle definizioni dell'Istat. Reazioni sarde. «Il governo nazionale è costretto a fare retromarcia dopo la battaglia portata avanti dai Comuni sull'Imu agricola, ma fa una cosa giusta, la cancellazione del balzello per il 2015, e una sbagliata, il pasticcio 2014 che resta in vigore», dice il presidente dell'Anci Sardegna, Pier Sandro Scano. Retromarcia «parziale e non risolutiva – dice Ugo Cappellacci (Fi) –. Restano aperte le questioni che potrebbero creare disparità tra territorio e territorio, tra contribuente e contribuente». Secondo Mauro Pili (Unidos) i vecchi parametri ripristinati «restano comunque incostituzionali in Sardegna», dove «dovrebbero essere esclusi la maggior parte dei Comuni».